Yara: Bossetti ritorna in aula, atteso il verdetto della Corte d’appello

Italy


di BEATRICE GALLUZZO – Si concluderà oggi nell’aula della Corte d’Assise d’appello di Brescia quello che è il secondo atto del processo a carico di Massimo Bossetti, muratore di Mapello, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, tredicenne di Brembate di Sopra. L’uomo si è sempre professato innocente, e anche stamattina in aula ha ribadito la sua estraneità ai fatti, definendo il suo caso “il più grande errore giudiziario di tutta la storia”.

Bossetti ha inaugurato il processo con delle dichiarazione spontanee. Ha ricordato, innanzitutto, la piccola vittima di questa vicenda tragica, Yara. “Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi. Neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà”. Ha poi avanzato delle scuse per il nervosismo mostrato in aula durante la prima udienza d’appello (“Viene qua a dire idiozie!” aveva sbottato l’uomo, riferendosi al sostituto procuratore generale Marco Martani). “Pensate però come può sentirsi una persona attaccata con ipotesi fantasiose e irreali”, ha concluso con fermezza.

La difesa di Bossetti oggi in aula ha chiesto una nuova perizia sul DNA, prova perno dell’iter giudiziario di Bossetti. Tracce del suo DNA nucleare apparivano infatti sui leggings e gli slip della ragazzina, ma per gli avvocati dell’uomo  “questo dato così roboante e sensazionale è un dato sbagliato”.”Ma si può condannare un uomo sulla base di queste incertezze?”- ha chiesto in aula l’avvocato difensore, Claudio Salvagni- “Perchè su 101 ‘amplificazioni’ (prove di Dna), 71 sono riconducibili a lui? Cosa che comunque non è vera. Si può condannare un uomo con queste incertezze sul Dna mitocondriale? Ritengo che si possa arrivare a una condanna solo dopo aver tentato in tutto e per tutto di toglierci questi dubbi”. Infine, ha concluso la sua arringa dichiarando che “quel Dna ha talmente tante criticità, che sono più i difetti che i marcatori”.

Il sostituto procuratore, Marco Martani, chiede invece-oltre a una sentenza che riproponga il verdetto di primo grado, ovvero l’ergastolo- un inasprimento della pena di sei mesi di isolamento diurno, per il reato di calunnia, a causa del tentativo di Bossetti di deviare le indagini verso un suo collega di lavoro, tale Massimo Maggioni, impiegato con lui nel cantiere di Palazzago. La difesa, Claudio Salvagni e Paolo Camporino, chiede invece l’assoluzione. Gli avvocati hanno anche messo agli atti degli elementi inediti che possano corroborare la tesi dell’innocenza del’imputato, tra tutti una foto satellitare del campo di Chignolo, dove furono trovati i resti senza vita della giovanissima vittima e luogo che Bossetti conosceva bene per via del suo lavoro, la quale dovrebbe contestare la tesi secondo cui il corpo sia rimasto lì tre mesi, dimostrando invece che sia stato trasportato nel posto indicato in un secondo momento. Le immagini sono state, però, oggetto di ampissime critiche da parte dell’accusa, la quale ha dichiarato che dall’esame autoptico non risultano elementi che fanno pensare alla possibilità che il cadavere sia stato spostato da un luogo ad un altro, bensì sono state individuate diverse tracce che riportano inequivocabilmente al campo di Chignolo.

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