Mafia, nuovo oltraggio alla memoria dei magistrati: danneggiata la stele di Livatino

Italy


di ILEANA CIRULLI – Alla vigilia del 25esimo anniversario della strage di via D’Amelio e dopo appena una settimana dall’oltraggio alla memoria di Falcone, la stele in onore di Rosario Livatino, fatta erigere dai genitori del magistrato, , è stata fatta a pezzi. Il monumento si trova nell’esatto punto in cui il “giudice ragazzino” – così soprannominato – è stato ucciso dalla mafia, il 21 settembre del 1990: mentre viaggiava da Canicattì, il suo paese, ad Agrigento, senza scorta e diretto al Palazzo di Giustizia.

A segnalare l’episodio è stato un operaio, che stava passando di là e che ha subito segnalato il fatto alle associazioni che organizzano eventi per ricordare la figura del giovane magistrato. Sul posto è giunta la Scientifica, che ha ritrovato la parte danneggiata a pochi metri di distanza. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta e il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha inviato la polizia Scientifica: “È un fatto inquietante, non escludiamo la pista mafiosa”, ha affermato; mentre i rappresentanti delle associazioni non hanno intenzione di lasciarsi intimorire: “L’esempio di Rosario Livatino andrà avanti anche se, evidentemente, disturba qualcuno”.

Stando ai primi rilievi, pare che il danneggiamento sia stato causato con un oggetto pesante, una pietra o un martello, con cui è stato spezzato in due il cerchio su cui vi era scritto il nome del giudice. Il magistrato aveva 36 anni quando è stato assassinato e, come aveva detto poco prima di morire, voleva dare “un’anima alla legge”. Aveva indagato su appalti, traffico di droga, riciclaggio e su vicende di mafia che avevano rivelato l’esistenza della “stidda”, un’organizzazione in ascesa che contendeva a Cosa nostra il controllo delle nuove frontiere criminali.

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha commentato su Twitter: “Onore alla memoria oltraggiata del giudice Livatino. Italia unita alla vigilia dell’anniversario della strage di via D’Amelio”; per il presidente del Senato, Pietro Grasso, tale gesto è un “inutile tentativo di infangare così la memoria e l’esempio di chi ha onorato l’Italia con impegno e coraggio”.

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