Spagna, tensione altissima tra Madrid e il governo catalano a 10 giorni dal referendum sull’indipendenza


(ANSA/EPA)

di BEATRICE GALLUZZO – La tensione tra il governo centrale di Madrid e l’amministrazione catalana, a dieci giorni dal referendum indipendentista del primo ottobre, è alle stelle: questa mattina il blitz della Guardia Civil alla sede della Generalitat a Barcellona ha condotto all’arresto di 14 funzionari del governo locale, tra i quali spicca la figura di Josep Maria Bovè, braccio destro del vice-presidente catalano; ma anche Jordi Graell, direttore del dipartimento di attenzione ai cittadini e Jordi Puignero, direttore del Centro delle telecomunicazioni. L’arresto degli alti funzionari governativi ha portato scompiglio nelle vie di una Barcellona in rivolta, affollata da migliaia di cittadini contrari alle misure del presidente spagnolo Mariano Rajoy.

Questo referendum, la cui efficacia era stata sospesa dalla Corte Costituzionale spagnola, non s’ha da fare, e il premier è deciso ad usare il pugno di ferro. Una serie di perquisizioni da parte della Guardia Civil sono state condotte all’interno degli uffici di Entrate, Welfare e Centro Telecomunicazioni regionale. Nella giornata di ieri, invece, nel corso dell’operazione avvenuta all’interno di una società privata di poste, sono state sottoposte a sequestro ben 45mila convocazioni ai seggi. Sequestrate anche un milione di schede elettorali e altro materiale destinato alla messa in opera del referendum. Al momento le forze antisommossa della polizia stazionano davanti alla sede del partito indipendentista di sinistra Cup, in attesa di un ordine giudiziario che consenta l’entrata nell’edificio. Confermato, infine, dal ministro delle Finanze Cristobal Montoro il blocco delle finanze al governo di Barcellona proposto venerdì.

Rajoy è chiaro: le ambizioni indipendentiste della Catalogna non sono tollerabili, e “lo stato logicamente deve reagire”. “Nessuno stato al mondo può accettare quanto stanno facendo. Erano stati avvertiti, sapevano che il referendum non si può fare perché contrario alla sovranità nazionale e al diritto di tutti gli spagnoli di decidere cosa vogliono per il loro Paese”. Gabriel Rufian, dirigente della sinistra republicana catalana ha espresso con estrema durezza la contrarietà verso le decisioni del governo: “tolga le sue sporche mani dalla Catalogna”, sono state le parole rivolte in aula dal deputato al presidente.

Carlos Puidgemont, presidente catalano, ha definito l’atteggiamento di Madrid “totalitario” e ha dichiarato senza mezzi termini che il referendum, comunque, si farà. “E’ stata sospesa la democrazia, il governo spagnolo ha oltrepassato la linea rossa”, ha aggiunto Puidgemont. Risposta forte anche da parte del vicepresidente della Catalogna Oriol Junqueras, che su Twitter ha scritto “Stanno attaccando le istituzioni di questo Paese, quindi i cittadini. Non lo permetteremo”. Parla infine di “scandalo democratico” Ada Colau, sindaca di Barcellona. 



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