Siria, Trump chiama e ringrazia Macron e May

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Donald Trump dopo il raid in Siria chiama gli alleati Macron e May ringraziandoli per il sostegno nell’attacco ai presunti arsenali di armi chimiche di Assad. Quindi la Casa Bianca ha reso noto che i tre hanno convenuto sul fatto che i bombardamenti “hanno avuto successo” ed erano necessari per indebolire il programma di armi chimiche di Damasco, e hanno ribadito come la priorità in Siria sia quella di sconfiggere definitivamente l’Isis. Restano alte le tensioni con il Cremlino, che sostiene che l’azione siriana non potrà non avere ripercussioni.

Intanto in Siria sono arrivati gli ispettori dell’Opac per vigilare sul rispetto dei trattati. “Gli esperti dell’Opac stanno continuando il loro lavoro e presto raggiungeranno i luoghi dell’attacco, spero non incontrino ostacoli per la loro strada”. A dichiararlo il Segretario generale dell’Onu Antonio Manuel de Oliveira Guterres aprendo i lavori del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, convocato d’urgenza in seguito agli attacchi condotti da Stati Uniti in Siria. Guterres ha chiesta “una soluzione politica e non militare”.

Il premier italiano Gentiloni invoca soluzioni diplomatiche, conferma la linea italiana contraria a ogni intervento militare e auspica che non si inneschi una escalation. E ci  sarebbero almeno 20 vittime nell’attacco aereo sferrato ieri sera contro una importante base iraniana a sud di Aleppo, in Siria. A riferirlo l’agenzia russa Tass, che cita media turchi. L’esplosione ha colpito un campo di addestramento iraniano. Aerei sono stati visti sorvolare la zona, ma “la loro identità è sconosciuta”.

L’azione in Siria per il momento si tratta di un ‘one-time shot’, come l’ha definita a caldo il numero uno del Pentagono James Mattis, un’azione unica. A cui però potranno seguirne altre se Damasco farà nuovamente ricorso ai gas: “Abbiamo dato alla diplomazia chance su chance. Ora il tempo delle parole è finito, e se la Siria userà ancora i gas gli Stati Uniti hanno il colpo in canna e sono pronti a sparare”, ha minacciato senza mezzi termini l’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley durante la riunione del Consiglio di sicurezza convocata d’emergenza al Palazzo di Vetro di New York.



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