WASHINGTON – Con il “Liberation Day”, il presidente degli Stati Uniti ha ufficialmente dato il via a una guerra commerciale globale, imponendo dazi del 10% su tutti i Paesi (in vigore dal 5 aprile), con aumenti differenziati a partire dal 9 aprile. L’Unione Europea sarà colpita con un’aliquota del 20%, mentre il Vietnam subirà la tariffa più alta, pari al 46%.
Tra gli altri Paesi maggiormente colpiti figurano Thailandia (36%), Taiwan e Indonesia (32%), Svizzera (31%) e India (26%). Le tariffe più basse restano al 10%, come nel caso del Regno Unito. Confermati i dazi del 25% su auto straniere, acciaio e alluminio, già entrati in vigore nelle ultime ore.
L’amministrazione statunitense ha lanciato un monito ai Paesi colpiti: “Non reagite o ci sarà un’escalation”.
Mercati in tensione, reazioni internazionali
L’annuncio ha avuto immediate ripercussioni sui mercati, con forti vendite sui listini europei: Milano ha chiuso la seduta con un crollo del 3,6%.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di “colpo all’economia globale” con “conseguenze terribili su milioni di persone”, aggiungendo che l’UE risponderà ma resta aperta al dialogo.
Il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, ha annunciato che domani avrà un colloquio con i suoi omologhi statunitensi. Secondo fonti UE, le prime contromisure potrebbero scattare già dal 15 aprile.
La premier italiana Giorgia Meloni ha definito i dazi “sbagliati” e ha annunciato che lavorerà per trovare un accordo con Trump. Ha inoltre annullato tutti gli impegni della giornata per concentrarsi sulla risposta dell’Italia.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato gli imprenditori francesi a sospendere gli investimenti negli Stati Uniti. Anche Cina e Giappone hanno espresso forti critiche contro la decisione di Washington.
Il rischio di una guerra commerciale su larga scala è ora più concreto che mai.
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