TEL AVIV – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump preme per una tregua immediata nella Striscia di Gaza, con l’obiettivo di raggiungere un accordo entro una settimana. Ma l’ultima riunione del gabinetto di sicurezza israeliano, svoltasi ieri sera, si è conclusa senza una decisione definitiva ed è stata aggiornata a oggi. Nel frattempo, sul campo, i raid israeliani si sono intensificati, con un bilancio di 85 morti nelle ultime 24 ore, secondo fonti sanitarie locali.
Il conflitto, iniziato il 7 ottobre 2023, continua a mietere vittime: secondo i dati diffusi dal ministero della Salute di Hamas, il totale dei morti ha superato la soglia delle 56.500 persone, in larga parte civili. Una tragedia umanitaria che si aggrava ogni giorno.
Hamas: “Netanyahu pone condizioni impossibili”
Mentre gli sforzi diplomatici si moltiplicano, da parte di Hamas arrivano accuse dirette al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, reo – secondo il movimento islamista – di porre “condizioni impossibili” al raggiungimento di un cessate il fuoco. Tuttavia, Hamas ha fatto sapere di accogliere positivamente l’iniziativa di mediazione dell’intelligence turca, che propone un percorso incentrato sull’ingresso sicuro di aiuti umanitari nella Striscia, dove le condizioni sanitarie e alimentari sono drammatiche.
Trump rilancia la pressione diplomatica
Da parte americana, Trump ha aumentato la pressione diplomatica sul governo israeliano affinché si giunga rapidamente a un’intesa, sottolineando come una tregua possa essere funzionale anche agli interessi strategici degli Stati Uniti nella regione. Secondo fonti della Casa Bianca, l’obiettivo immediato è sbloccare la fornitura di aiuti e fermare l’escalation di violenze.
Situazione umanitaria al collasso
Le agenzie internazionali continuano a lanciare appelli disperati, denunciando un collasso del sistema sanitario a Gaza, carenza di cibo, acqua potabile e medicinali. Ospedali e infrastrutture civili sono sotto stress, con centinaia di migliaia di sfollati in condizioni critiche.
La giornata di oggi potrebbe essere cruciale. Gli occhi della comunità internazionale sono puntati su Tel Aviv, dove il gabinetto israeliano dovrà decidere se aprire a una trattativa reale o proseguire l’offensiva militare. Sullo sfondo, l’iniziativa turca potrebbe rappresentare un canale alternativo per la de-escalation.







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