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Gaza, Netanyahu: “Nessuna politica della fame”. Ma continuano a morire bambini per malnutrizione

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«Non c’è alcuna politica della fame a Gaza, e non c’è fame a Gaza»: è quanto ha dichiarato lo scorso fine settimana il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, durante un intervento a Gerusalemme. Le sue parole arrivano a poche ore dall’annuncio di una tregua umanitaria nella Striscia, durante la quale sono stati avviati nuovi canali di distribuzione degli aiuti, sia via terra che dal cielo.

Nella giornata di sabato, l’IDF (esercito israeliano) ha partecipato al lancio di tonnellate di viveri, supportato da operazioni aeree congiunte condotte da Paesi come Giordania ed Emirati Arabi Uniti. Nel frattempo, diversi camion carichi di aiuti umanitari hanno fatto ingresso nella Striscia attraverso il valico egiziano di Rafah, segnando un primo timido passo verso il sollievo di una popolazione stremata da mesi di conflitto.

Ma la realtà sul campo sembra restituire un quadro ben diverso da quello dipinto dal premier israeliano. Secondo quanto riferisce l’agenzia palestinese Wafa, solo nelle ultime 24 ore sei persone sarebbero morte per fame a Gaza, tra cui due bambini. Altri 24 civili sono invece rimasti uccisi in attacchi mirati proprio in prossimità delle aree designate alla distribuzione degli aiuti.

Londra: “La pausa non basta”

Anche dal Regno Unito arrivano segnali di preoccupazione. Il ministro degli Esteri ha definito la “pausa tattica” un passo necessario, ma insufficiente a rispondere ai bisogni urgenti della popolazione. Il leader laburista Keir Starmer, in un gesto politico di rilievo, ha richiamato il governo dalla pausa estiva, sottolineando la necessità di affrontare con urgenza la crisi e la crescente pressione affinché Londra riconosca formalmente lo Stato di Palestina.

Appello di 38 ex ambasciatori a Meloni: “Basta ambiguità”

In Italia, la questione ha riacceso il dibattito politico. Trentotto ex ambasciatori italiani hanno firmato una lettera aperta rivolta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo un riconoscimento chiaro dello Stato palestinese e un cambio di passo nella politica estera italiana. «Basta ambiguità, è tempo di agire», si legge nel documento. Un’iniziativa accolta con favore dalle opposizioni, che tornano a chiedere una posizione più netta da parte dell’esecutivo.

Freedom Flotilla: italiani verso il rimpatrio

Intanto si avvia verso la conclusione anche l’odissea dei due cittadini italiani fermati a bordo della Freedom Flotilla, l’imbarcazione partita nei giorni scorsi con l’obiettivo di rompere l’assedio navale su Gaza e portare aiuti diretti alla popolazione. Secondo fonti diplomatiche, i due connazionali sarebbero prossimi al rimpatrio, mentre restano ancora da chiarire le circostanze del loro fermo e l’esito della missione.

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