(CC-BY-NC-SA 3.0 IT) New York – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pronunciato un discorso di 16 minuti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, affrontando temi internazionali centrali, dalla guerra in Ucraina al conflitto israelo-palestinese, dalle migrazioni alla riforma delle istituzioni multilaterali.
Sul fronte del Medio Oriente, Meloni ha denunciato che “Israele ha superato il limite” nella guerra a Gaza, ma ha sottolineato che “è Hamas ad aver scatenato il conflitto” e che chi ha provocato la guerra “non può essere premiato”. L’Italia sosterrà la prospettiva dei due Stati, ma solo a patto che vengano rispettate due condizioni: il rilascio degli ostaggi israeliani e l’esclusione di Hamas da qualsiasi ruolo nel governo palestinese. “Israele non ha il diritto di impedire la nascita di uno Stato palestinese né di costruire nuovi insediamenti in Cisgiordania”, ha aggiunto la premier.
Sulla guerra in Ucraina, Meloni ha condannato l’aggressione russa: “La Federazione Russa ha calpestato lo Statuto dell’ONU, violando l’integrità e l’indipendenza di uno Stato sovrano”, sottolineando che la Russia “non si mostra disponibile a sedersi al tavolo della pace”. La premier ha evidenziato come il conflitto abbia avuto effetti destabilizzanti anche oltre i confini dell’Ucraina, aggravando altri focolai di crisi e mostrando le divisioni all’interno dell’ONU.
Un altro tema chiave del discorso è stata la riforma delle Nazioni Unite. Meloni ha dichiarato che “multilateralismo, dialogo e diplomazia senza istituzioni che funzionano sono solo parole vuote” e ha proposto una trasformazione dell’ONU in una “Casa di vetro”, più rappresentativa ed efficiente, senza nuove gerarchie o seggi permanenti.
Infine, la premier ha criticato alcune politiche ambientali definite “insostenibili” per le economie di Europa e Stati Uniti e ha richiamato l’Assemblea a responsabilità concrete, citando Papa Francesco sulla “terza guerra mondiale a pezzi” e San Francesco come simbolo dei valori universali.
Meloni ha concluso sottolineando la drammaticità del contesto globale: “Oggi ci sono 56 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale”, definendo il mondo “sospeso tra guerra e pace”.







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