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Tensione a Gaza dopo la firma della tregua di Sharm el-Sheikh: Israele chiude Rafah e riduce gli aiuti

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Gaza resta una polveriera a poche ore dalla firma della tregua di Sharm el-Sheikh, siglata alla presenza di leader internazionali, tra cui il presidente Usa Donald Trump, che ha definito l’accordo “l’alba storica di un nuovo Medio Oriente”. Ma la fragile intesa vacilla già al primo giorno.

Israele ha deciso di mantenere chiuso il valico di Rafah e di ridurre gli aiuti umanitari destinati alla popolazione della Striscia, finché Hamas non restituirà le salme degli ostaggi israeliani uccisi. L’apertura del valico, prevista nei prossimi giorni come parte della prima fase del cessate il fuoco, viene dunque rinviata a tempo indeterminato.

Scontri e vittime a Gaza City

Secondo i media palestinesi, sei persone sono state uccise dal fuoco israeliano nel quartiere orientale di Shejiaya, area che in base all’accordo sarebbe sotto controllo israeliano. Le IDF sostengono che i sei civili si sarebbero “avvicinati troppo” alle truppe. Hamas ha accusato Israele di violazione della tregua, mentre Al Jazeera parla di almeno nove vittime in diverse zone della Striscia dall’alba di oggi.

Le difficoltà della Croce Rossa

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha avvertito che il recupero e la restituzione dei resti degli ostaggi uccisi richiederà tempo: molte aree sono ancora disseminate di macerie e mine, rendendo complesso l’accesso ai siti. L’organizzazione, insieme alle Nazioni Unite, ha rinnovato l’appello per l’apertura di tutti i valichi di frontiera, al fine di garantire il flusso di aiuti umanitari verso la popolazione civile.

Il rilascio degli ultimi ostaggi e la gioia tra Israele e Gaza

Dopo 738 giorni di conflitto, non ci sono più ostaggi vivi nelle mani di Hamas. Gli ultimi 20 prigionieri israeliani sono stati liberati ieri in cambio di 1.968 detenuti palestinesi. Scene di gioia e commozione si sono registrate a Tel Aviv, in Cisgiordania e a Gaza, dove la fine della prigionia è stata salutata come un segnale di speranza.

Trump accolto come un eroe

Il protagonista politico della giornata è stato Donald Trump, accolto come un eroe a Gerusalemme e invitato a parlare alla Knesset. “Oggi inizia una nuova era per il Medio Oriente”, ha dichiarato il presidente statunitense, prima di spostarsi a Sharm el-Sheikh per la firma ufficiale dell’accordo insieme a leader europei e arabi.
Assente il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che secondo fonti diplomatiche avrebbe preferito non partecipare per non esporsi politicamente sul contenuto dell’intesa.

Il ruolo del Qatar e le incognite della fase 2

Le mediazioni per la seconda fase del piano di tregua sono già iniziate, ma secondo il Qatar – principale mediatore tra Israele e Hamas – la trattativa si presenta “molto difficile”. Le prossime settimane diranno se la tregua di Sharm potrà davvero segnare l’inizio di un processo di pace duraturo o se resterà solo una parentesi fragile in una guerra che dura da più di due anni.

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