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Iran, nuova notte di proteste contro il caro vita: almeno 217 morti secondo fonti ospedaliere

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Teheran – Continua la mobilitazione in Iran contro il caro vita, giunta al quattordicesimo giorno consecutivo. Nonostante il blackout di internet e le minacce del regime, ieri sera centinaia di manifestanti sono tornati in strada in diverse zone di Teheran. Le autorità hanno avvertito che i “rivoltosi saranno trattati senza clemenza”.

Secondo un medico iraniano intervistato dalla rivista statunitense Time, sei ospedali della capitale hanno registrato almeno 217 morti tra i manifestanti, molti dei quali giovani, dall’inizio della repressione. Le vittime sarebbero principalmente colpite da proiettili veri, e in alcune zone, come nei pressi di una stazione di polizia nel nord di Teheran, le forze di sicurezza avrebbero aperto il fuoco con mitragliatrici.

Le cifre ufficiali delle organizzazioni per i diritti umani sono però più basse: la Human Rights Activist News Agency, con sede a Washington, ha riportato almeno 63 morti, tra cui 49 civili. La discrepanza sarebbe dovuta a diversi criteri di raccolta dei dati e alla difficoltà di monitorare la situazione a causa del blocco totale di internet, che secondo Netblocks ha portato la connettività in Iran all’1% del livello abituale.

Le proteste nelle strade e il blackout di internet

Durante la notte tra il 9 e il 10 gennaio, i manifestanti hanno sfilato per le strade di Teheran battendo pentole e padelle, urlando slogan contro il governo come “morte a Khamenei”. Le immagini diffuse dai canali televisivi persiani all’estero mostrano manifestazioni anche a Mashhad, Tabriz e Qom. Il blackout di internet rende però difficile quantificare l’ampiezza reale delle proteste e della repressione.

Alcuni ospedali hanno dichiarato di essere sopraffatti dai feriti: un ospedale oculistico di Teheran è entrato in modalità crisi, mentre altri hanno segnalato carenza di chirurghi e risorse per far fronte all’afflusso di pazienti.

La linea dura del regime e il timore di un massacro

La Guida Suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato che il governo non si tirerà indietro di fronte alle proteste, mentre la magistratura ha promesso punizioni “durissime” per i rivoltosi. Shirin Ebadi, avvocata iraniana esiliata e vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2003, ha espresso preoccupazione per un possibile massacro sotto la coltre di un blackout totale.

Il sostegno internazionale

Gli Stati Uniti hanno ribadito il loro sostegno ai manifestanti: il segretario di Stato Marco Rubio ha scritto su X che gli USA sostengono il “coraggioso popolo iraniano”.

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