Nuova escalation nella crisi in Medio Oriente, mentre si moltiplicano gli attacchi contro infrastrutture energetiche strategiche nel Golfo. Sul piano politico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso un coinvolgimento diretto con truppe sul terreno: “Non invieremo soldati in Iran”, ha dichiarato nello Studio Ovale durante un incontro con la premier giapponese.
Trump ha inoltre riferito di aver chiesto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di evitare attacchi contro petrolio e gas, mentre ha sottolineato come gli alleati stiano aumentando il proprio impegno nello stretto di Hormuz, pur definendo la situazione “ormai tardiva”.
Il Pentagono: “Non è una guerra senza fine”
A ribadire la posizione americana è stato anche il capo del Pentagono Pete Hegseth, che ha respinto le ricostruzioni dei media su un possibile coinvolgimento prolungato degli Stati Uniti.
“Non stiamo scivolando verso una guerra infinita”, ha dichiarato, definendo l’operazione “Epic Fury” un’azione “mirata e precisa”, distinta – secondo le sue parole – dai conflitti del passato.
Attacchi incrociati su gas e petrolio
Sul terreno, la situazione resta altamente critica. Dopo il raid israeliano sul giacimento iraniano di South Pars, tra i più grandi al mondo, la risposta dei pasdaran non si è fatta attendere: colpiti siti petroliferi in Qatar, in particolare nell’area industriale di Ras Laffan, dove un incendio è stato contenuto ma ha causato ingenti danni.
Un attacco con drone ha interessato anche una raffineria della compagnia statale in Kuwait, nell’impianto di Mina al-Ahmadi, provocando un incendio circoscritto. Nelle ore successive, un secondo sito nel Paese è stato preso di mira.
Colpita inoltre la raffineria saudita Samref, situata a Yanbu, sulla costa del Mar Rosso, con danni ancora in fase di valutazione da parte del ministero della Difesa dell’Arabia Saudita.
Macron: “Escalation sconsiderata”
Preoccupazione arriva anche dall’Europa. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito “sconsiderata” l’escalation, sottolineando come per la prima volta siano coinvolte direttamente le infrastrutture di produzione del gas in Iran e negli altri Paesi del Golfo.
Il rischio, secondo gli osservatori, è quello di un allargamento del conflitto con pesanti ripercussioni sugli equilibri geopolitici e sui mercati energetici globali.






Leave a Reply