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Ucraina-Russia, colloqui a Istanbul: poche intese e distanze ancora profonde

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Istanbul, 2 giugno 2025 – Si è concluso con pochi progressi concreti il nuovo incontro tra le delegazioni di Ucraina e Russia tenutosi oggi a Istanbul. I colloqui, durati poco più di un’ora, hanno confermato le distanze già emerse in precedenti round negoziali, lasciando ancora lontana la prospettiva di una soluzione politica al conflitto, che entra ora nel suo quarto anno.

A fare da padrone di casa, ancora una volta, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che ha ribadito la disponibilità della Turchia a ospitare un eventuale vertice tra i presidenti Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Sullo sfondo, anche il possibile coinvolgimento dell’ex presidente statunitense Donald Trump, che si è detto pronto a partecipare a un summit trilaterale se le condizioni lo permetteranno.

Kiev chiede tregua incondizionata, Mosca frena

La posizione dell’Ucraina è apparsa chiara fin da subito: serve un cessate il fuoco totale e incondizionato di almeno 30 giorni per avviare un processo di pace credibile. Una proposta però respinta dalla Russia, che ha offerto solo una tregua limitata a due o tre giorni e confinata ad alcune aree del fronte.

Il capo negoziatore russo Vladimir Medinsky ha definito l’incontro “utile ma interlocutorio”, sottolineando che permangono “ampie divergenze”.

Il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov, presente ai colloqui, ha ribadito che “una tregua parziale non è accettabile”, sottolineando che qualsiasi processo di pace deve partire da uno stop completo delle ostilità.

Le condizioni di Mosca: un memorandum inaccettabile per Kiev

Durante l’incontro, la delegazione russa ha consegnato un memorandum in due sezioni, una dedicata ai principi di pace e l’altra alle condizioni per un cessate il fuoco. Le richieste avanzate da Mosca includono:

  • Ritiro ucraino da Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson;
  • Fine della legge marziale e indizione di elezioni anticipate entro 100 giorni;
  • Smobilitazione delle forze armate ucraine e divieto per truppe straniere di operare nel Paese;
  • Neutralità costituzionale dell’Ucraina, con rinuncia alla NATO;
  • Riconoscimento dell’annessione alla Russia di Crimea e delle quattro regioni contese.

Proposte che, come previsto, Kiev ha rigettato senza esitazioni, giudicandole “irricevibili e unilaterali”.

Prossimi colloqui entro fine giugno

Nonostante il mancato accordo, la delegazione ucraina ha manifestato disponibilità a proseguire i colloqui tra il 20 e il 30 giugno. Zelensky ha anche rilanciato l’ipotesi di un incontro diretto con Putin, definendolo un “passaggio inevitabile” se si vuole giungere a un’intesa significativa.

Scambio di prigionieri e questione dei minori deportati

Unico punto di intesa tra le due delegazioni è stato lo scambio di prigionieri: le parti hanno concordato la liberazione di detenuti malati, feriti e con meno di 25 anni. Inoltre, la Russia ha promesso la restituzione delle salme di circa 6.000 soldati ucraini caduti.

Più complessa la questione dei minori ucraini deportati in Russia. Mosca sostiene di aver ricevuto una lista di 339 bambini, e afferma di averne già restituiti 101. Medinsky ha negato ogni accusa di rapimento: “Li abbiamo salvati e, quando possibile, riportati indietro”.

Zelensky: “Serve più pressione su Mosca”

Nel commentare l’esito dell’incontro, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un nuovo appello alla comunità internazionale: “Serve aumentare la pressione diplomatica ed economica sulla Russia. È l’unica strada per fermare l’aggressione”. Un messaggio indirizzato non solo all’Unione Europea e alla NATO, ma anche a Donald Trump, nel tentativo di rafforzare il fronte occidentale contro Mosca.

Uno stallo difficile da sbloccare

Il vertice di Istanbul ha confermato quanto già era evidente: le distanze restano profonde, e una vera trattativa di pace appare ancora lontana. Le prossime settimane, e in particolare la finestra di colloqui proposta da Kiev per fine giugno, diranno se esistono ancora margini per evitare un ulteriore inasprimento del conflitto che sta logorando due nazioni e destabilizzando l’intero continente.

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