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Israele, attacchi mirati contro l’Iran: eliminati alti ufficiali della Forza Quds. Oltre il 50% dei lanciatori balistici distrutti

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QOM/GERUSALEMME – L’IDF (Forze di Difesa Israeliane) ha reso noto che, negli ultimi giorni, ondate di intensi raid aerei condotti da caccia israeliani hanno colpito duramente obiettivi strategici in Iran, distruggendo oltre il 50% dei lanciatori di missili balistici. Molti altri armamenti, riferisce l’IDF, sarebbero intrappolati nei tunnel sotterranei colpiti tra le montagne iraniane, in quella che appare come una delle operazioni aeree più aggressive mai condotte in territorio iraniano.

Tra gli obiettivi colpiti figura Saeed Izadi, capo della divisione palestinese della Forza Quds, ala operativa esterna dei Guardiani della Rivoluzione iraniana (Pasdaran). Izadi è stato ucciso in un attacco mirato a Qom, in un appartamento ritenuto base logistica per le operazioni di sostegno ai gruppi armati palestinesi.

A confermarlo è il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, che ha dichiarato: “Izadi ha finanziato e armato Hamas prima del massacro del 7 ottobre. La sua eliminazione è un risultato enorme per la nostra intelligence e la nostra Aeronautica. È giustizia per gli assassinati del 7 ottobre e per gli ostaggi ancora nelle mani dei terroristi. Il lungo braccio di Israele raggiungerà tutti i suoi nemici”.

Ma Izadi non è l’unico ad essere stato colpito nei raid: Behnam Shahriyari, comandante dell’unità per il trasferimento degli armamenti della Forza Quds, è stato ucciso in un’operazione nell’Iran occidentale, secondo quanto riferisce l’esercito israeliano. Shahriyari era considerato il principale responsabile della rete di rifornimento che collegava Teheran a Hezbollah e Hamas.

Diplomazia in fermento, ma lo scetticismo resta

Mentre la tensione militare resta altissima, da Ginevra arrivano segnali di possibile distensione: l’Iran si è detto “disponibile a proseguire il dialogo” sul nucleare, aprendo uno spiraglio per colloqui indiretti che possano portare a una tregua formale o, almeno, a un allentamento del confronto.

Tuttavia, l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, da tempo critico verso l’approccio multilaterale con Teheran, ha commentato con scetticismo: “L’Iran non vuole parlare con l’Europa, ma con noi”, lasciando intendere che un reale progresso potrebbe arrivare solo con un cambio di leadership alla Casa Bianca.

In un contesto regionale già infiammato, l’operazione militare israeliana rappresenta un salto di qualità nel confronto a distanza con Teheran, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’allargarsi del conflitto ben oltre i confini di Gaza.

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