GERUSALEMME – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha aperto domenica una conferenza stampa rivolta ai media stranieri per illustrare in modo dettagliato il piano d’azione di Israele nella Striscia di Gaza. “Il nostro obiettivo non è occupare Gaza, è liberare Gaza, liberarla da Hamas”, ha dichiarato Netanyahu, sottolineando che l’operazione militare in corso non ha lo scopo di una semplice conquista territoriale, ma mira a sradicare l’organizzazione Hamas che controlla la regione. Il premier ha poi illustrato un piano in cinque punti, già anticipato nei giorni precedenti, che comprende il controllo di Gaza City, considerata la roccaforte principale di Hamas.
Netanyahu ha difeso fermamente questa strategia, nonostante le numerose critiche internazionali, anche da parte di alleati occidentali. “Contrariamente a quanto si possa pensare, questo è il modo migliore per porre fine alla guerra, e il modo migliore per porvi fine rapidamente”, ha spiegato, sostenendo che un intervento diretto su Gaza City rappresenti la via più efficace per fermare il conflitto. Ha inoltre ribadito la necessità di un’azione decisa per garantire la sicurezza di Israele e dei suoi cittadini, minacciati da continui attacchi da parte di Hamas.
Dal canto suo, Hamas ha risposto con dure critiche, accusando Netanyahu di diffondere una “serie di bugie” durante la conferenza stampa. L’organizzazione palestinese ha definito il piano israeliano come un’aggressione che rischia di innescare ulteriori sofferenze e di aggravare una situazione già drammatica.
La comunità internazionale si è espressa con crescente preoccupazione. Miroslav Jenča, Segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite per l’Europa, l’Asia centrale e le Americhe, ha dichiarato durante una riunione del Consiglio di Sicurezza che “l’ultima decisione del governo israeliano rischia di innescare un altro orribile capitolo di questo conflitto”, definendo il piano una “pericolosa escalation” che potrebbe avere conseguenze devastanti per la popolazione civile.
Nel frattempo, il ministero della Salute di Gaza, amministrato da Hamas, ha segnalato un aggravamento della crisi umanitaria nella Striscia. In un comunicato pubblicato su Telegram, si afferma che negli ultimi 24 ore gli ospedali locali hanno registrato cinque nuovi decessi causati da fame e malnutrizione, inclusi due bambini. Dall’inizio delle ostilità, il bilancio delle vittime per fame e malnutrizione è salito a 217 persone, di cui 100 sono minori, un dato che evidenzia l’urgenza di interventi umanitari.
Sul fronte diplomatico, l’Italia, insieme a Germania, Gran Bretagna, Francia e altri cinque Paesi, ha firmato un documento ufficiale nel quale si respinge con forza il piano di occupazione israeliano a Gaza. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, insieme ai suoi omologhi europei, ha ribadito la necessità di un cessate il fuoco “immediato e permanente” e ha sollecitato una soluzione negoziata basata sulla formula dei due Stati, per porre fine a un conflitto che continua a causare morti e sofferenze.
Anche la Russia ha condannato l’azione militare israeliana, invitando le parti al dialogo e alla de-escalation. Intanto, a Ibiza si è tenuto un incontro diplomatico tra l’inviato statunitense Witkoff e il premier del Qatar, Paese che svolge un ruolo chiave come mediatore nella crisi.
Nel frattempo, in Israele, migliaia di persone sono scese in piazza a Tel Aviv per manifestare contro la politica del premier Netanyahu, esprimendo dissenso nei confronti delle decisioni prese riguardo alla guerra a Gaza. Le proteste riflettono il malcontento di una parte della popolazione israeliana, preoccupata per le conseguenze umanitarie e politiche del conflitto in corso.
La situazione rimane estremamente tesa e complessa, con il rischio di un’escalation che potrebbe allargare ulteriormente il conflitto e aumentare la sofferenza di civili da entrambe le parti. La comunità internazionale continua a spingere per un immediato cessate il fuoco e per l’avvio di negoziati che portino a una pace duratura nella regione.







Leave a Reply