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Tensioni su Iran-Israele, Trump attacca gli alleati: “Imparate a difendervi da soli”

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Nuovo duro messaggio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, mentre si rafforza l’ipotesi che il conflitto possa chiudersi senza la riapertura dello Stretto di Hormuz. In un post su Truth, Trump si è rivolto agli alleati occidentali accusandoli di non voler intervenire in Iran, invitandoli a “imparare a difendersi da soli” e a gestire direttamente le risorse energetiche dell’area.

Nel mirino anche la Francia, accusata di non aver consentito il sorvolo del proprio spazio aereo ad aerei diretti in Israele con carichi militari. Parole che, secondo il presidente, avranno conseguenze nei rapporti futuri.

Sul fronte diplomatico, il Wall Street Journal riferisce che Trump avrebbe confidato ai suoi collaboratori la disponibilità a chiudere il conflitto anche senza la riapertura dello Stretto, per evitare un’ulteriore escalation.

Dalla Santa Sede arriva un appello alla pace attribuito a Papa Leone, che avrebbe riferito di un colloquio con Trump chiedendo la fine della guerra e auspicando una soluzione prima di Pasqua.

Sul piano militare e diplomatico, il segretario americano alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che “i prossimi giorni saranno decisivi”, mentre da Teheran il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ribadisce che non è in corso alcun negoziato, ma solo scambi indiretti di messaggi.

La Cina e il Pakistan hanno intanto avanzato una proposta in cinque punti per la pace, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha parlato di apertura a una fine del conflitto, chiedendo però garanzie sulla sua non ripetizione.

In Israele, il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato che il regime iraniano “prima o poi cadrà”, sostenendo di aver colpito infrastrutture militari strategiche.

Sul fronte europeo, l’Italia avrebbe negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella, mentre la Spagna avrebbe chiuso lo spazio aereo ad alcuni velivoli militari, segnando una posizione più prudente rispetto all’intervento.

Infine, l’Alto Commissariato ONU per i diritti umani ha criticato la nuova legge israeliana sulla pena di morte, definendola discriminatoria e potenzialmente configurabile come crimine di guerra nei territori occupati.

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