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Trump-Xi, riparte il dialogo tra Usa e Cina: commercio, dazi e tecnologia al centro del summit di Pechino

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Nella Grande Sala del Popolo di Pechino, Donald Trump e Xi Jinping hanno riaperto il confronto diretto tra Stati Uniti e Cina dopo anni di tensioni commerciali e strategiche.

Il summit, primo viaggio di un presidente americano in Cina da quasi nove anni, è stato costruito attorno a una parola chiave condivisa da entrambe le delegazioni: stabilità. Xi ha accolto Trump con una lunga stretta di mano ai piedi della grande scalinata della Grande Sala del Popolo davanti alle telecamere internazionali, mentre la banda eseguiva gli inni nazionali e i due leader passavano in rassegna le truppe salutando gruppi di bambini con bandierine americane e cinesi.

La delegazione americana a Pechino

Attorno al tavolo del vertice sedevano alcuni dei nomi più influenti dell’amministrazione americana. Alla sinistra di Trump era presente il segretario di Stato Marco Rubio, mentre alla destra sedeva l’ambasciatore Usa in Cina David Perdue.

Presenti anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il rappresentante per il commercio Jamieson Greer e Stephen Miller.

Dietro la componente politica sedevano inoltre gli amministratori delegati di alcune delle più grandi aziende americane, tra cui Apple, NVIDIA, Boeing, Meta, BlackRock e Goldman Sachs.

Xi richiama la “Trappola di Tucidide”

Nel suo intervento iniziale Xi Jinping ha definito le relazioni tra Stati Uniti e Cina “a un bivio” in una fase segnata da profonde turbolenze internazionali. Il leader cinese ha citato ancora una volta la cosiddetta “Trappola di Tucidide”, teoria geopolitica secondo cui il rischio di conflitto aumenta quando una potenza emergente sfida quella dominante.

Xi ha insistito sulla necessità di evitare un confronto diretto tra Washington e Pechino, sostenendo che gli interessi comuni superino le divergenze strategiche.

“Dobbiamo essere partner, non rivali”, ha dichiarato il presidente cinese, auspicando che il 2026 possa diventare un anno decisivo per il rilancio delle relazioni bilaterali.

Trump ha risposto con toni particolarmente concilianti, definendo la visita in Cina “un onore come pochi” ed elogiando Xi Jinping come “un grande leader”.

Il presidente americano ha inoltre sottolineato il peso simbolico della presenza degli imprenditori statunitensi nella delegazione, spiegando che rappresentano “un segnale di rispetto verso la Cina”.

Guerra commerciale e terre rare: il nodo economico

Il cuore del summit resta però economico. Trump punta a ottenere una maggiore apertura del mercato cinese alle imprese americane, definendola la sua “primissima richiesta”.

L’incontro arriva mentre resta in vigore la tregua commerciale raggiunta lo scorso ottobre dopo il vertice tra Xi e Trump in Corea del Sud. Alla politica dei dazi americani, la Cina aveva risposto limitando l’esportazione di terre rare, materiali strategici fondamentali per l’industria tecnologica globale.

Nei colloqui di Pechino si discuterà anche di ulteriori acquisti cinesi di prodotti americani, compresi aerei Boeing e soia statunitense.

La Casa Bianca non esclude inoltre investimenti cinesi diretti negli Stati Uniti, tema che però continua a dividere il fronte repubblicano. Alcuni esponenti conservatori hanno infatti criticato l’ipotesi di un maxi investimento cinese da mille miliardi di dollari in cambio di restrizioni meno rigide sulla sicurezza nazionale.

Al summit è presente anche Eric Trump insieme alla moglie Lara. Secondo il Financial Times, una società collegata alla famiglia Trump starebbe valutando un accordo con Nano Labs per la costruzione di data center negli Stati Uniti.

Un portavoce di Eric Trump ha però precisato che il figlio del presidente si trova in Cina “a titolo personale” e non parteciperà a incontri d’affari.

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