(Shutterstock) La notte tra sabato e domenica, la guerra in Ucraina ha registrato un nuovo massiccio attacco da parte della Russia, con la capitale Kiev e la città di Leopoli nel mirino.
Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la Russia ha lanciato circa 300 droni d’attacco e 50 missili di vario tipo, inclusi missili balistici, colpendo soprattutto la regione di Kiev. Il bilancio nella capitale parla di almeno un morto, 17 feriti e gravi danni alle infrastrutture energetiche. A Leopoli, un raid definito “terroristico” ha causato la morte di una poliziotta e il ferimento di altre 25 persone.
La guerra, giunta al quarto anno dall’invasione russa, continua a segnare la vita civile e le infrastrutture ucraine. Nonostante l’escalation militare, ci sono segnali diplomatici: l’inviato speciale statunitense Witkoff ha auspicato un nuovo round di colloqui tra Mosca e Kiev entro tre settimane, con la possibilità di un incontro diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky.
Sul fronte europeo, l’Unione Europea si prepara ad adottare il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Tuttavia, l’Ungheria bloccherà le decisioni finché l’Ucraina non riprenderà il transito di petrolio verso Budapest e Bratislava attraverso l’oleodotto Druzhba, come dichiarato dal ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó.
L’appello alla pace arriva anche da Papa Leone, che ha ribadito l’urgenza di una soluzione diplomatica: “La pace per l’Ucraina è urgente e non può essere rinviata”.
L’attacco evidenzia ancora una volta la vulnerabilità delle città ucraine e la necessità di un impegno internazionale coordinato per fermare le ostilità e trovare una via negoziale.







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