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Quarto giorno di guerra in Medio Oriente: escalation tra Israele e Iran, allarme regionale e crisi umanitaria

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Il conflitto tra Israele e Iran entra nel quarto giorno e si intensifica su più fronti. L’esercito israeliano (IDF) ha confermato un attacco alla sede dell’Assemblea degli Esperti a Qom, evacuata prima del raid, mentre Teheran nega che fosse in corso una votazione per il successore di Ali Khamenei. L’IDF ha inoltre annunciato la nona ondata di attacchi a Teheran e Isfahan. Secondo Donald Trump, gli attacchi avrebbero distrutto la Marina, l’aviazione e le difese aeree iraniane.

Sul fronte libanese, Israele ha avanzato nel Sud del Paese, conquistando diversi punti strategici vicino al confine. Il premier Benjamin Netanyahu ha minacciato ulteriori ritorsioni contro Hezbollah, definendo l’attacco del movimento “un grave errore”. Intanto, il presidente Trump non esclude un intervento militare via terra in Iran e ha aperto alla possibilità di sostenere gruppi interni intenzionati a rovesciare il regime.

Le conseguenze della guerra si fanno sentire sulla popolazione civile. In Libano, i raid israeliani hanno provocato circa 50mila sfollati, 40 morti e 214 feriti. Inoltre, circa 10mila profughi siriani rientrati in patria nelle ultime 48 ore sono stati costretti a lasciare il Libano. Forti esplosioni sono state udite anche a Doha, Dubai e Abu Dhabi, mentre il prezzo del gas ha registrato un nuovo rally, salendo del 22% a oltre 54 euro al megawattora sul TTF di Amsterdam, per i timori sulla chiusura dello stretto di Hormuz e lo stop di un impianto chiave in Qatar.

La comunità internazionale osserva con preoccupazione. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha definito gli attacchi “atti di guerra”, mentre Germania, Francia e Gran Bretagna hanno parlato di possibili “azioni difensive”. Gli Stati Uniti hanno invitato i propri cittadini a lasciare immediatamente il Medio Oriente.

In Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso vicinanza alle donne iraniane, sottolineando i rischi legati alla repressione per chi rivendica libertà e diritti.

Israele ha comunque annunciato l’apertura graduale dello spazio aereo già nella notte tra mercoledì e giovedì, secondo quanto comunicato dalla ministra dei Trasporti Miri Regev, mentre Trump minimizza le chance di un intervento esterno alla guida iraniana, preferendo una figura interna al Paese.

L’escalation rischia di destabilizzare ulteriormente l’intera regione, con ripercussioni economiche e umanitarie già visibili e una crisi che appare destinata ad ampliarsi nei prossimi giorni.

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