Il conflitto in Medio Oriente entra nel quinto giorno con attacchi su vasta scala coordinati da Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Secondo fonti militari, decine di obiettivi sono stati colpiti, tra cui il quartier generale dei Basij a Teheran e infrastrutture di Hezbollah a Beirut e Baalbek, causando almeno 11 morti. I raid hanno incluso anche il palazzo dove si riuniva l’Assemblea degli Esperti per eleggere la nuova Guida Suprema; tra le vittime risulta il figlio di Ali Khamenei, Mojtaba, 56 anni.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha avvertito che qualsiasi nuovo leader nominato dall’Iran sarà considerato un “bersaglio inequivocabile”. Il Comando Centrale Usa ha schierato 50 mila soldati e ne prevede altri, definendo l’operazione “senza precedenti” e con attacchi raddoppiati rispetto alla guerra in Iraq del 2003.
In risposta, l’Iran ha colpito sedi diplomatiche statunitensi nel Golfo, tra cui il consolato di Dubai e l’ambasciata di Riad, mentre altre ambasciate in Iraq, Bahrein, Giordania, Kuwait, Arabia Saudita, Oman e Cipro sono state evacuate. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baqaei, ha avvertito che l’Europa potrebbe “ritrovarsi dalla parte sbagliata della Storia” se si allineasse a Stati Uniti e Israele. Il consigliere capo della defunta Guida Suprema ha ribadito che l’Iran non intende negoziare e si prepara a una “guerra prolungata”.
In contesto internazionale, il presidente Usa Donald Trump ha incontrato il cancelliere tedesco Merz, affermando che l’Iran “ora vuole parlare, ma è troppo tardi”, criticando Londra e Madrid sulle basi militari, e prevede rialzi dei prezzi del petrolio, pur dichiarandosi pronto a scortare petroliere nello stretto di Hormuz. La Francia ha inviato la portaerei De Gaulle nel Mediterraneo e dispiegato mezzi a Cipro.
Intanto Teheran piange le studentesse uccise nei raid su una scuola, con migliaia di persone ai funerali. La tensione resta altissima e il rischio di un’escalation regionale continua a crescere.







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