Il media israeliano Ynet ha confermato che Ali Larijani, potente segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, è stato ucciso durante un attacco notturno dell’IDF a Teheran, secondo quanto riportato dal ministro della Difesa israeliano Benny Gantz. Larijani, considerato l’uomo più influente del regime iraniano e leader di fatto della Repubblica Islamica, era anche ritenuto responsabile della repressione delle proteste dello scorso gennaio in Iran.
Contemporaneamente, l’ambasciata statunitense a Baghdad è stata colpita da droni e razzi: almeno un ordigno ha centrato la sede diplomatica provocando un’esplosione e una colonna di fumo nero. In precedenza, un altro drone aveva colpito un hotel della capitale irachena dove alloggiava personale italiano, rimasto fortunatamente illeso.
Israele ha lanciato una vasta ondata di attacchi simultanei contro obiettivi terroristici a Teheran e contro infrastrutture di Hezbollah a Beirut.
Sul fronte internazionale, il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato conseguenze “molto negative” per la NATO se gli alleati non contribuiranno a riaprire lo stretto di Hormuz, crocevia strategico per il traffico petrolifero: “Diversi leader hanno offerto il loro aiuto, almeno sette Paesi sono pronti, credo che Macron lo farà”, ha dichiarato, evidenziando le tensioni tra Stati Uniti ed Europa nella gestione della crisi.
La situazione rimane altamente volatile, con implicazioni politiche, militari ed economiche su scala regionale e globale.






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