L’annuncio arriva da Islamabad nel cuore della notte e riaccende le tensioni sul dossier nucleare iraniano: Stati Uniti e Iran non hanno raggiunto alcun accordo nei nuovi colloqui internazionali.
A riferirlo è il vicepresidente americano JD Vance, in partenza dal Pakistan, che ha dichiarato come non esista alcuna garanzia da parte di Teheran sull’abbandono definitivo del programma nucleare militare.
Da Teheran arriva una versione completamente opposta: secondo le autorità iraniane, il fallimento dei negoziati sarebbe legato alle “richieste irragionevoli degli Stati Uniti”. Fonti diplomatiche aggiungono però che “nessuno si aspettava un accordo già al primo round di colloqui”, lasciando aperti spiragli per futuri negoziati.
Restano centrali i nodi più sensibili del confronto: programma nucleare, sanzioni economiche, asset iraniani congelati e possibili richieste di riparazioni, elementi che continuano a impedire qualsiasi intesa stabile tra le parti.
Nel frattempo si acuisce la tensione nello strategico Stretto di Hormuz, dove sarebbero presenti unità navali statunitensi. L’Iran smentisce alcune ricostruzioni americane e, attraverso i Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, avverte che agirà con fermezza contro il passaggio di navi militari straniere nell’area.
Sul piano internazionale, cresce la preoccupazione. Dal Vaticano arriva anche il richiamo del Papa Pope Francis, che lancia un appello: “Basta morte in nome di Dio”, chiedendo una de-escalation immediata delle tensioni globali.







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