Notte ad alta tensione nel Golfo Persico, dove si registrano nuovi episodi di scontro tra le forze iraniane e statunitensi, in un quadro regionale già segnato da forti instabilità tra Medio Oriente e area del Golfo.
Secondo quanto riportato, gli Stati Uniti avrebbero condotto “raid difensivi” sull’isola iraniana di Qeshm, colpendo una torre radio dopo aver reso non operativa una petroliera diretta verso l’Iran. Le autorità iraniane hanno invece parlato di una risposta militare, con il lancio di missili contro una nave mercantile e attacchi diretti verso obiettivi in Kuwait e Bahrein.
Teheran sostiene inoltre di aver colpito una base collegata alla V Flotta statunitense, mentre Washington nega qualsiasi impatto sugli obiettivi militari, affermando che gli attacchi sarebbero falliti o intercettati.
Attacchi e disagi nel Golfo
Nel corso della notte, droni attribuiti all’Iran avrebbero colpito un terminal dell’aeroporto internazionale del Kuwait, provocando feriti e la sospensione temporanea del traffico aereo. Segnalazioni di esplosioni e allarmi sarebbero arrivate anche da Iraq e Arabia Saudita, secondo fonti locali e media regionali.
La situazione si inserisce in un contesto già critico, con attacchi reciproci tra Israele ed Hezbollah nel fronte libanese e nuove tensioni diplomatiche tra Washington e Teheran.
Scenario diplomatico e rischio escalation
Sul piano politico, la crisi si intreccia con i contatti indiretti tra Iran e Stati Uniti e con le pressioni internazionali per evitare un allargamento del conflitto regionale. Le parti continuano a scambiarsi accuse e smentite, mentre i negoziati risultano fragili e intermittenti.
Secondo diverse ricostruzioni, anche i rapporti tra Washington e Tel Aviv sarebbero tesi, con divergenze sulla gestione dell’escalation militare in Libano e sulle strategie di contenimento della crisi.
Il quadro complessivo resta dunque altamente instabile, con il rischio concreto di un ulteriore allargamento del conflitto nell’area mediorientale.







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