, ,

Iran-Usa, nuova escalation sullo Stretto di Hormuz: Teheran rilancia la sfida, Washington risponde con attacchi

Gdp Avatar

Mentre la tensione in Medio Oriente continua a salire, l’Iran ha rilanciato il confronto sullo Stretto di Hormuz, definendolo un dossier più importante persino del programma nucleare. A sostenerlo è stato Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida suprema iraniana ed ex capo delle Guardie Rivoluzionarie, secondo cui il passaggio strategico rappresenta per Teheran un asset decisivo.

Secondo le ricostruzioni diffuse da Reuters e AP, l’Iran ha dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz dopo aver colpito una nave commerciale che avrebbe tentato di attraversarlo; Washington ha risposto con una nuova ondata di attacchi contro obiettivi militari iraniani, affermando di aver colpito oltre 140 bersagli. Le stesse fonti riferiscono che Teheran ha poi esteso le sue azioni di ritorsione contro obiettivi e interessi statunitensi nell’area del Golfo.

Sul piano diplomatico, però, il canale omanita non si è ancora chiuso. L’agenzia iraniana IRNA ha riferito che Iran e Oman hanno concordato di proseguire i colloqui politici e tecnici sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, mentre Reuters aveva già segnalato la presenza in Oman del ministro degli Esteri Abbas Araqchi per discutere proprio delle modalità di passaggio delle navi. Secondo Reuters, inoltre, colloqui con mediatori qatarioti sarebbero stati già avviati per provare a ridurre l’escalation.

Sul fronte americano, Donald Trump ha risposto con toni durissimi, affermando che l’Iran avrebbe prima accettato un’intesa e poi colpito una nave, definendo la leadership iraniana “sick”. La Casa Bianca continua intanto a sostenere che il traffico commerciale nello Stretto resti aperto, una posizione che contrasta con le dichiarazioni di Teheran sulla chiusura del passaggio.

La crisi resta quindi aperta su due livelli: militare e negoziale. Da una parte c’è lo scontro armato e il rischio di un’estensione del conflitto oltre l’area iraniana; dall’altra, i tentativi di mediazione di Oman e Qatar per salvaguardare la navigazione in uno degli snodi energetici più sensibili del pianeta.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *