Teheran – Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, colpendo sistemi di difesa costiera e siti di stoccaggio e lancio di missili da crociera sull’isola di Greater Tunb. L’operazione, secondo il Comando centrale Usa (Centcom), è durata circa 90 minuti ed è stata condotta nella mattinata del 15 luglio, ora della costa orientale americana.
L’escalation militare arriva mentre, secondo Reuters, Washington ha reimposto un blocco navale sui porti iraniani e Teheran ha minacciato di chiudere altri corridoi energetici regionali. La stessa fonte riferisce che l’Iran, attraverso l’IRGC, ha dichiarato che lo stretto di Hormuz resterà chiuso “fino alla fine delle evils americane”.
Nelle stesse ore, il presidente americano Donald Trump ha riunito nella Situation Room i principali vertici della sicurezza nazionale per discutere una possibile offensiva su scala più ampia contro l’Iran. Secondo Axios, l’obiettivo sarebbe infliggere danni tali da spingere Teheran a riaprire lo Stretto di Hormuz e ad accettare le richieste statunitensi sul programma nucleare.
Axios riferisce inoltre che nel corso della riunione si è parlato di nuovi attacchi contro obiettivi strategici iraniani, mentre l’esercito statunitense continuava a colpire per il quarto giorno consecutivo aree dello Stretto di Hormuz e della costa meridionale dell’Iran, con bersagli concentrati su difese aeree, radar e postazioni missilistiche anti-nave.
Trump, sempre secondo Axios, ha avvertito che gli attacchi potrebbero intensificarsi nei prossimi giorni, indicando come possibili obiettivi centrali anche centrali elettriche e ponti se Teheran non tornerà al tavolo negoziale.
La nuova fase dello scontro alza ulteriormente la tensione su una delle principali arterie energetiche mondiali, con il rischio di ripercussioni immediate sul traffico commerciale e sui mercati internazionali.






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