Affluenza al 77,7%, il dato più alto dal 1999. Gli exit poll assegnano un vantaggio al blocco guidato dall’opposizione, ma nessuno schieramento sembra avere i numeri per raggiungere la maggioranza alla Knesset.
GERUSALEMME – Si sono chiuse in Israele le urne per le elezioni politiche del 27 ottobre 2026, le prime dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra nella Striscia di Gaza, con le ripercussioni che hanno coinvolto anche altri Paesi della regione.
Il voto, destinato a rinnovare la Knesset, il Parlamento israeliano, non sembra delineare un vincitore netto. Secondo i primi exit poll, il blocco di opposizione guidato da Gadi Eisenkot sarebbe in vantaggio sul fronte del premier uscente Benjamin Netanyahu, ma entrambi gli schieramenti resterebbero lontani dai 61 seggi necessari per ottenere la maggioranza parlamentare. Il Likud di Netanyahu risulterebbe comunque il primo partito.
Affluenza record
Uno dei dati più significativi della giornata riguarda la partecipazione al voto. Secondo la Commissione elettorale centrale, l’affluenza ha raggiunto il 77,7%, superando il 70,6% registrato complessivamente alle elezioni del 2022. Si tratta del livello più alto dal 1999.
La partecipazione elevata conferma il peso politico di una consultazione che arriva dopo tre anni segnati da guerra, tensioni regionali e un acceso confronto sulla leadership del Paese.
Nessuna maggioranza certa
Gli exit poll indicano un vantaggio del blocco contrario a Netanyahu, stimato tra 52 e 53 seggi, contro i circa 50 attribuiti allo schieramento del premier. Anche i partiti arabi avrebbero ottenuto un risultato significativo, con una proiezione complessiva compresa tra 17 e 18 seggi.
Le proiezioni, tuttavia, non rappresentano il risultato definitivo. Le trattative tra i partiti saranno determinanti per capire quale candidato potrà tentare di formare il prossimo governo. La mancanza di una maggioranza autonoma lascia aperti diversi scenari, compresa la possibilità di una lunga fase di negoziati politici.
I risultati ufficiali sono attesi per il 4 novembre. Fino ad allora, il quadro resterà provvisorio e potrà essere modificato dal conteggio completo delle schede.
La posta in gioco va oltre la politica interna israeliana: il nuovo equilibrio parlamentare potrà incidere sulle scelte del Paese in materia di sicurezza, sui rapporti con i partner internazionali e sulle prospettive di stabilità in Medio Oriente.






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