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Pace in Ucraina, trattative in corso ma restano molti nodi: Trump spinge, Putin riflette

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(Shutterstock) Kiev – Dopo oltre due anni di guerra, si torna a parlare di pace tra Russia e Ucraina, ma il cammino verso un cessate il fuoco resta incerto e costellato di interrogativi. Al centro della diplomazia internazionale c’è ancora una volta Donald Trump, che nelle vesti di presidente degli Stati Uniti continua a spingere per un confronto diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky.

In una telefonata durata più di due ore, avvenuta il 19 maggio, Trump e Putin avrebbero discusso di tregua e negoziati di pace. Al termine del colloquio, l’ex presidente ha parlato di “conversazione eccellente” e ha annunciato che Mosca e Kiev “inizieranno immediatamente le trattative per un cessate il fuoco e, ancora più importante, per la fine della guerra”. Un’affermazione significativa, anche se priva di dettagli operativi, che lascia trasparire ottimismo ma anche molte incognite.

I punti critici della trattativa

Nella stessa giornata, la trasmissione Numeri di Sky TG24 ha analizzato i principali nodi della trattativa. In cima all’agenda ci sono le regioni “annesse” da Mosca: territori formalmente considerati parte della Federazione Russa sin dal 2022, ma la cui occupazione è tutt’altro che totale o stabile.

Si tratta di:

  • Crimea (annessa già nel 2014),
  • Donetsk e Luhansk, parzialmente controllate dai filorussi da anni,
  • Zaporizhzhia e Kherson, in parte occupate durante il conflitto.

La comunità internazionale non riconosce queste annessioni, e Kiev rivendica la sovranità su tutte le regioni occupate. Ma il fronte sul terreno è complesso: alcune zone non sono mai state conquistate dalle truppe russe, altre sono state persino abbandonate dopo i contrattacchi ucraini, come nella riva destra del fiume Dnipro.

Il ruolo del tempo e della logorante guerra

La guerra, che va avanti dal 24 febbraio 2022, ha subito una sorta di stallo militare. I fronti sono relativamente stabili e la sensazione è che entrambe le parti attendano che il tempo giochi a loro favore. Da un lato, Mosca potrebbe confidare in un progressivo logoramento dell’esercito ucraino e del sostegno occidentale; dall’altro, Kiev spera in nuove forniture di armi e in una crescente pressione diplomatica sulla Russia.

Le leve di pressione degli Stati Uniti

Uno degli strumenti che Trump potrebbe usare per forzare la mano a Putin sono i cosiddetti “dazi secondari”: tariffe che gli Stati Uniti minacciano di applicare ai Paesi che continuano a commerciare con Mosca. Si tratterebbe di una mossa indiretta ma molto incisiva, capace di colpire l’economia russa e di spingere il Cremlino a considerare più seriamente la via del negoziato.

Il nodo della mediazione

Trump ha anche accennato alla possibilità di coinvolgere il Vaticano come sede dei colloqui, ma da Mosca arrivano segnali di cautela. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato che i “contatti sono stati ristabiliti”, ma ha anche precisato che la sede delle trattative non è stata ancora scelta.

Un fragile inizio?

Al momento, più che un percorso avviato, quello tra Mosca e Kiev sembra un tentativo di apertura: un primo passo, fragile e ancora informale, verso una possibile tregua. Ma con tanti interessi in gioco, e con i fronti ancora aperti, la strada verso la pace resta lunga e incerta. Il prossimo futuro dirà se questa è davvero l’alba di una svolta o solo l’ennesima illusione diplomatica.

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