Teheran/Jerusalem, 24 giugno 2025 – Il presidente iraniano Masud Pezeshkian ha annunciato ufficialmente “la fine della guerra dei 12 giorni imposta” al suo Paese, ponendo fine – almeno formalmente – a uno dei più drammatici episodi di tensione militare tra Iran e Israele degli ultimi anni. Una tregua, però, che resta fragile e segnata da scambi di accuse e nuovi scenari di conflitto.
La dichiarazione del presidente iraniano è arrivata a poche ore di distanza dal durissimo avvertimento lanciato dal presidente americano Donald Trump, che in un post su Truth Social ha scritto: “Israele. Non sganciate quelle bombe. Se lo fate, è una violazione grave. Riportate a casa i vostri piloti, subito!”.
Il tycoon, che nelle scorse ore aveva annunciato di aver personalmente favorito la tregua tra Israele e Iran, ha denunciato le violazioni del cessate il fuoco da entrambe le parti.
Gli sviluppi militari: morti e minacce
Prima che il cessate il fuoco entrasse in vigore, nella notte un missile iraniano ha colpito la città israeliana di Beer Sheva, provocando cinque vittime e una ventina di feriti. Contemporaneamente, nove persone hanno perso la vita nel nord dell’Iran, in seguito ad attacchi aerei israeliani.
In seguito alla pausa delle ostilità, Israele ha riaperto i voli in entrata e in uscita dal Paese, segnale di un parziale ritorno alla normalità. Tuttavia, l’allerta resta alta.
L’esercito israeliano (IDF) ha infatti chiarito che “la campagna contro l’Iran non è finita, si entra in una nuova fase”. Un’affermazione che getta ombre sulla reale durata della tregua.
Le accuse incrociate
Al centro della tensione resta la polemica sulla violazione del cessate il fuoco: Israele ha accusato Teheran di aver lanciato missili nonostante l’intesa, annunciando possibili ritorsioni “nel cuore di Teheran”. Ma l’Iran nega con forza, parlando di un’aggressione israeliana nonostante l’accordo già raggiunto.
Secondo quanto riferito dall’emittente di Stato IRIB e dall’agenzia ISNA, citate da Al Jazeera, Teheran respinge le accuse, sottolineando di aver rispettato gli impegni del cessate il fuoco.
Stamane, sia i media iraniani che fonti governative israeliane avevano confermato l’entrata in vigore della tregua, con Gerusalemme che dichiarava di aver “raggiunto gli obiettivi” militari prefissati in Iran.
Uno scenario incerto
La “guerra dei 12 giorni” si chiude, ma il clima resta incandescente. L’intervento di Trump, il tono duro delle IDF e le reciproche accuse sembrano disegnare una tregua fragile e facilmente revocabile. Il Medio Oriente torna a respirare, ma con il fiato sospeso.







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