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Gaza, colpita la chiesa della Sacra Famiglia: due morti e sei feriti gravi. Ferito anche padre Romanelli

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GAZA – Non si ferma la spirale di violenza che sta travolgendo la Striscia di Gaza. In un nuovo, drammatico episodio, è stata colpita da un raid la chiesa cattolica della Sacra Famiglia, unico luogo di culto cristiano ancora attivo nella martoriata enclave. Il bilancio provvisorio è tragico: due persone sono morte e sei risultano gravemente ferite. Ferito, anche se in modo lieve, padre Gabriel Romanelli, parroco argentino della chiesa, colpito a una gamba.

La notizia, appresa dall’ANSA attraverso fonti locali, scuote ancora una volta le coscienze internazionali: il conflitto, ormai senza confini né tregua, continua a travolgere non solo obiettivi militari ma anche simboli di umanità, spiritualità e protezione. La chiesa, infatti, ospitava numerosi civili, in gran parte donne, anziani e bambini in fuga dai bombardamenti.

Il conflitto si allarga: attacchi anche in Siria

Intanto, la tensione in Medio Oriente si estende ben oltre Gaza. Le forze israeliane hanno colpito diversi centri del potere politico e militare siriano, in una mossa che rischia di innescare ulteriori escalation. In particolare, si segnala il ritiro dell’esercito siriano da Sweida, città a maggioranza drusa nel sud del Paese, dove il presidente siriano ha delegato la sicurezza ai leader locali. Il bilancio delle vittime nella zona da domenica è salito a 350 morti, aggravando un quadro già drammatico.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, da parte sua, ha dichiarato: “Difenderemo i fratelli drusi”. Un’affermazione che sottolinea il coinvolgimento crescente di Israele anche sul fronte siriano, in un momento di estrema fragilità per l’intera regione.

La tragedia continua

Mentre il mondo osserva con crescente inquietudine, a Gaza la situazione resta al collasso. La strage di civili continua senza sosta, mentre i corridoi umanitari restano precari e spesso inaccessibili. Il colpo alla chiesa della Sacra Famiglia, oltre a rappresentare una ferita alla comunità cristiana di Gaza – già ridottissima e provata da anni di conflitto – è un segnale allarmante dell’assenza di protezioni per qualsiasi luogo, anche sacro.

Nel silenzio spesso assordante della diplomazia internazionale, la popolazione civile – a Gaza, in Siria, e nelle aree limitrofe – continua a pagare il prezzo più alto di guerre che sembrano non conoscere limiti.

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