28 gennaio 2026 – Washington/Teheran – La tensione tra Stati Uniti e Iran torna a livelli elevati dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump e la pronta risposta di Teheran.
In un post pubblicato sulla sua piattaforma Truth, Trump ha esortato l’Iran a sedersi rapidamente al tavolo delle trattative e negoziare un accordo sul nucleare «giusto ed equo», ribadendo che il Paese non deve dotarsi di armi nucleari. Il presidente ha richiamato l’attenzione sull’“Operazione Midnight Hammer”, condotta a giugno 2025, descrivendola come una distruzione massiccia della capacità nucleare iraniana, e ha avvertito che un prossimo attacco sarebbe “molto peggiore” se Teheran non accettasse il dialogo.
Trump ha aggiunto che una grande flotta navale guidata dalla portaerei USS Abraham Lincoln è già in movimento verso la regione e resta pronta a intervenire con rapidità e determinazione, richiamando anche l’esempio dell’operazione in Venezuela, condotta con simile prontezza e potenza.
La posizione di Teheran
La missione iraniana presso le Nazioni Unite ha risposto prontamente alle minacce statunitensi, affermando che l’Iran non cerca la guerra, ma reagirà «come mai prima d’ora» in caso di attacco, difendendo il proprio territorio e colpendo eventuali obiettivi militari statunitensi nella regione.
Secondo Kazem Gharibabadi, viceministro degli Esteri per gli Affari Legali, un conflitto tra USA e Iran avrebbe effetti vasti e difficili da controllare, con ricadute regionali significative. La dichiarazione iraniana ha ribadito che la risposta sarebbe ferma e proporzionata, sottolineando come la difesa della sovranità nazionale resti una priorità assoluta.
Allarme regionale e diplomazia
La crescente escalation ha portato a contatti tra Teheran e alcuni Paesi del Golfo. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato con il suo omologo saudita Faisal bin Farhan, discutendo delle possibili conseguenze di un’escalation militare. Simili contatti si sono avuti con Qatar ed Egitto per evitare tensioni destabilizzanti nella regione.
Le dichiarazioni statunitensi arrivano in un momento di instabilità interna in Iran, con proteste di massa e repressioni che hanno attirato l’attenzione internazionale. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha sottolineato come l’Iran sia «più debole che mai», ma ha avvertito che le manifestazioni popolari potrebbero tornare a intensificarsi.
Scenario e prospettive
La situazione rimane estremamente delicata, con il rischio di un’escalation militare e diplomatico‑regionale. Gli Stati Uniti esercitano una pressione crescente chiedendo un accordo sul nucleare, mentre l’Iran mantiene una posizione ferma, aperta al dialogo ma pronta a reagire in caso di aggressione.
Analisti internazionali sottolineano che ogni mossa nella regione dovrà essere calibrata con attenzione, poiché anche un piccolo incidente potrebbe provocare un conflitto su larga scala, con conseguenze difficili da prevedere.







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