Una lunga telefonata di circa un’ora tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente russo, Vladimir Putin, è stata definita “costruttiva e aperta”, ma nel frattempo il Medio Oriente continua a registrare forti tensioni militari.
Trump ha avvertito che, se l’Iran dovesse interrompere il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti reagirebbero con una forza “venti volte superiore” rispetto agli attacchi finora effettuati, come riportato sul suo profilo Truth.
Sul fronte della difesa, gli Emirati Arabi Uniti hanno confermato tramite il loro ministero della Difesa, su X, di aver intercettato missili e droni iraniani diretti verso il loro territorio, mentre Teheran ha condotto raid contro infrastrutture negli Emirati Arabi Uniti.
La tensione regionale ha avuto effetti immediati sui mercati: il prezzo del petrolio è tornato sotto i 100 dollari al barile, mentre le borse statunitensi e asiatiche hanno registrato una ripresa.
In un’ulteriore escalation, l’esercito israeliano ha effettuato raid notturni nel sud e nell’est del Libano, colpendo località considerate roccaforti del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah.
Il quadro internazionale rimane estremamente volatile, con Stati Uniti, Russia, Iran, Emirati Arabi Uniti e Israele al centro di tensioni che potrebbero avere ripercussioni significative sul prezzo del petrolio e sulla stabilità dell’intera regione.






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