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Crisi nello Stretto di Hormuz, l’Iran minaccia gli Stati Uniti: tensione alta sul fronte energetico e militare

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Il capo della magistratura iraniana Mohseni Ejei ha lanciato un avvertimento diretto agli Stati Uniti, minacciando “gravi conseguenze” in caso di tentativi di forzare il passaggio nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale. Secondo quanto riferito dai media iraniani, tre navi sarebbero state recentemente messe in difficoltà nell’area, mentre Washington – ha aggiunto Ejei – eviterebbe di avvicinarsi dopo quanto accaduto a due cacciatorpediniere statunitensi.

Parallelamente, Iran ha iniziato a incassare i proventi del pedaggio imposto alle navi in transito nello stretto: i primi introiti sono stati depositati presso la banca centrale di Teheran, come annunciato dal vicepresidente del Parlamento Haji Babai.

Sul fronte opposto, gli Stati Uniti hanno prorogato unilateralmente una tregua a tempo indefinito. Il presidente Donald Trump ha aperto alla possibilità di nuovi colloqui già nei prossimi giorni, ma la mossa non ha convinto Teheran, che teme una “trappola” diplomatica e chiede la revoca delle restrizioni nello stretto. Dall’Iran arrivano anche nuove minacce di “sorprese belliche”, ribadendo la volontà di difendere il Paese.

Nel frattempo, Washington ha esteso di 30 giorni l’esenzione dalle sanzioni sul petrolio russo, mentre sul piano internazionale cresce la mobilitazione. A Londra si sono riuniti i cosiddetti “Volenterosi” per discutere della riapertura dello stretto e della sicurezza della navigazione. Anche l’Italia partecipa al dispositivo: la Marina ha pianificato l’invio di quattro navi insieme a Francia, Regno Unito, Olanda e Belgio.

La crisi nello Stretto di Hormuz continua dunque a rappresentare uno dei principali punti di tensione globale, con potenziali ripercussioni sugli equilibri geopolitici e sul mercato energetico internazionale.

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