L’Iran ha per la prima volta evocato esplicitamente la possibilità di spingersi verso l’arricchimento dell’uranio fino al 90% in caso di un nuovo attacco militare, soglia considerata compatibile con la produzione di un’arma nucleare. La dichiarazione arriva dal portavoce della commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, che ha affermato: “Una delle opzioni in caso di nuovo attacco potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90%”. Il tema, ha aggiunto, sarà oggetto di discussione parlamentare.
Le parole segnano un ulteriore irrigidimento della posizione di Teheran in un contesto già segnato da forte instabilità diplomatica e militare. Lo stallo nei negoziati internazionali sul programma nucleare iraniano si accompagna infatti a un clima di crescente tensione regionale.
Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump ha incontrato i vertici delle forze armate per valutare la possibile ripresa delle operazioni militari contro obiettivi iraniani. Secondo le ricostruzioni, una decisione in tal senso non sarebbe imminente e difficilmente verrà presa prima del vertice previsto in Cina con il presidente Xi Jinping, dove il tema Iran sarà tra i dossier sul tavolo.
In quell’occasione, Trump intende sollecitare Pechino a esercitare la propria influenza su Teheran, sfruttando i rapporti economici ed energetici tra i due Paesi. La Cina è infatti uno dei principali acquirenti del petrolio iraniano e viene considerata un attore chiave per eventuali pressioni diplomatiche.
Nel frattempo, il presidente statunitense ha anche attaccato parte della stampa, dichiarando: “Chi dice che Teheran sta vincendo è un traditore”, in riferimento alla narrazione del conflitto in corso.
La situazione resta altamente fluida, con un intreccio di pressioni militari, diplomazia multilaterale e crescente retorica di escalation che mantiene alta l’attenzione della comunità internazionale.






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