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Hormuz, nuovo scontro tra Usa e Iran. Trump: “Nuovo territorio americano”. Teheran: “Un’illusione”

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Nuovo braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz dopo la scadenza del memorandum d’intesa. La crisi resta al centro dello scontro tra Washington e Teheran, mentre i negoziati risultano al momento fermi. Donald Trump ha rilanciato la provocazione pubblicando una mappa nella quale lo strategico stretto viene indicato come “NEW U.S. Territory”, nuovo territorio americano.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha respinto l’ipotesi di un controllo statunitense sullo stretto, definendo la posizione di Trump un’“illusione” che dovrà essere corretta. L’Iran continua inoltre a legare la riapertura di Hormuz al rispetto delle condizioni previste dall’accordo con Washington.

Trump, dal canto suo, ha ribadito che non sono in corso né sono previsti colloqui con l’Iran, sostenendo allo stesso tempo che lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo e che il blocco navale statunitense sui porti iraniani resta in vigore.

Sanzioni alla Corte penale internazionale

Sul fronte diplomatico e giudiziario, l’amministrazione Trump ha imposto nuove sanzioni alla presidente della Corte penale internazionale, Tomoko Akane, e al procuratore senior Abdoulaye Seye. Le misure prevedono il congelamento di eventuali beni sotto la giurisdizione statunitense e restrizioni nei rapporti con il sistema finanziario americano.

Washington accusa la Corte dell’Aia di aver oltrepassato i propri poteri e di perseguire cittadini statunitensi e israeliani senza il consenso dei rispettivi governi. La Corte penale internazionale ha invece condannato la decisione, sostenendo che le sanzioni minano lo Stato di diritto e l’ordine giuridico internazionale. Anche il Giappone ha espresso forte disapprovazione per le misure contro Akane, cittadina giapponese.

Usa: “I raid israeliani in Siria non sono necessari”

Restano tese anche le relazioni nella regione. Gli Stati Uniti hanno criticato i recenti raid israeliani in Siria, definendoli non necessari, in un ulteriore segnale delle difficoltà diplomatiche che accompagnano la crisi mediorientale.

Intanto, in Israele, le primarie del Likud hanno rafforzato la posizione politica di Benjamin Netanyahu, ma hanno prodotto anche contraccolpi per alcuni esponenti del governo: cinque ministri rischiano infatti di vedere compromessa la propria posizione in vista delle prossime elezioni.

Lo scontro su Hormuz, le nuove sanzioni contro la Corte penale internazionale e le tensioni tra Israele, Siria e Iran delineano così un quadro mediorientale ancora fortemente instabile, con il confronto tra Washington e Teheran nuovamente al centro della crisi internazionale.

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