La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi imposti a partire dallo scorso anno dal presidente Donald Trump. Con sei voti contrari e tre favorevoli, i giudici hanno stabilito che il presidente non ha il potere di imporre tariffe doganali autonomamente, in quanto l’International Emergency Powers Act non concede questa facoltà. La legge, risalente agli anni ’70, permette al presidente di affrontare “minacce straordinarie” in caso di emergenza nazionale, inclusa la regolazione delle importazioni di beni esteri, ma la competenza sui dazi resta di esclusiva pertinenza del Congresso.
Non è stato chiarito se l’amministrazione dovrà rimborsare i miliardi già riscossi con i dazi. Trump ha definito la sentenza una “vergogna” e una “delusione estrema”, affermando che la Corte sarebbe stata influenzata da interessi stranieri. Pur criticando i giudici, il tycoon ha annunciato che i dazi “restano in vigore” e ha anticipato l’introduzione di nuovi dazi globali del 10% sulla base della Section 122 del Trade Act del 1974, che consente tariffe fino al 15% per 150 giorni.
I giudici e la decisione
Tra i sei giudici contrari ai dazi figurano tre esponenti conservatori vicini a Trump: Amy Coney Barrett, Neil M. Gorsuch e il presidente della Corte John Roberts. I tre giudici a favore delle tariffe sono Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh, che nelle 63 pagine di dissenso hanno avvertito sul rischio di caos e sull’incertezza derivante sulla stabilità degli accordi commerciali statunitensi.
L’Eurocamera si prepara a rinviare il voto sulla possibile ratifica dell’intesa commerciale Usa-Ue, originariamente prevista per il 24 febbraio. La decisione della Corte potrebbe quindi avere implicazioni immediate sul commercio internazionale e sulle relazioni economiche transatlantiche.







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