L’Iran ha trasmesso al Pakistan la sua risposta “in 10 punti” alla proposta statunitense di porre fine alla guerra, mentre Stati Uniti, Iran e mediatori regionali discutono un possibile cessate il fuoco di 45 giorni, fase preliminare a una risoluzione più duratura del conflitto. Lo riportano fonti statunitensi, israeliane e regionali ad Axios.
Vittime civili e raid militari
Secondo l’agenzia iraniana Fars, legata ai Pasdaran, “sei bambini sono stati martirizzati nella provincia di Teheran” a seguito di attacchi definiti “americano-sionisti”. Tra le vittime ci sarebbero quattro bambine e due bambini sotto i dieci anni.
Nei raid successivi, i Pasdaran hanno avvertito che lo stretto di Hormuz “non tornerà mai più al suo stato precedente”. Intanto, un missile è caduto in un’area residenziale di Haifa causando feriti.
Ultimatum e reazioni internazionali
Il presidente Donald Trump ha rilanciato ultimatum verso Teheran: “Riaprano Hormuz e sottoscrivano un accordo entro martedì o faccio saltare tutto il Paese”.
Il Presidente del Parlamento iraniano ha risposto duramente: “Tutta la nostra regione brucerà perché insisti a seguire gli ordini di Netanyahu”. Mosca si è unita al coro di critiche, chiedendo la fine degli ultimatum di Trump.
Conseguenze economiche
L’OPEC ha annunciato un aumento della produzione di 206.000 barili di petrolio al giorno a partire da maggio, mentre la comunità internazionale resta in attesa di sviluppi diplomatici.
Oggi è attesa una conferenza stampa sul pilota dell’F-15 recuperato, segno delle tensioni continue sul fronte militare.
La situazione resta estremamente fluida, con rischi di escalation sia militare che diplomatica, mentre la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto.







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