Gli Stati Uniti e l’Iran potrebbero tornare al tavolo dei negoziati già entro i prossimi due giorni. Lo ha dichiarato il presidente americano Donald Trump in una serie di interviste televisive e interventi pubblici, esprimendo ottimismo sulla possibilità di una rapida conclusione delle tensioni.
Secondo il presidente, il conflitto con Teheran sarebbe “molto vicino alla fine” e l’Iran sarebbe interessato a raggiungere “un accordo a tutti i costi”. Trump ha inoltre affermato che i colloqui potrebbero riprendere a breve, anche se “in un luogo diverso dal Pakistan”, ipotesi inizialmente circolata come possibile sede dei negoziati.
In parallelo, da Washington arrivano segnali di prudente fiducia anche da parte del vicepresidente JD Vance, che ha definito la tregua “in fase di tenuta” e ha ribadito la disponibilità degli Stati Uniti a sostenere la stabilizzazione dell’area a condizione che l’Iran rinunci allo sviluppo di armi nucleari.
Sul fronte regionale, si registrano progressi anche nei colloqui tra Israele e Libano a Washington, considerati “costruttivi” e orientati all’avvio di negoziati diretti, con sede e calendario ancora da definire.
Nel frattempo, il dibattito politico si è acceso dopo le dichiarazioni di Trump rivolte alla premier italiana Giorgia Meloni, criticata dal presidente americano per la sua posizione sul dossier iraniano. Le parole hanno suscitato reazioni di solidarietà sia nella maggioranza sia nell’opposizione in Italia.
Trump è tornato inoltre a intervenire sulla figura di Papa Leone XIV, invitando il Pontefice a concentrarsi sulle questioni morali e ribadendo la sua posizione dura nei confronti dell’Iran, definito una minaccia nucleare.
Dal Vaticano, il Pontefice ha proseguito il suo viaggio apostolico in Africa, sottolineando che “la pace è possibile” e che “Dio non sta con i prepotenti”, in un messaggio che richiama alla distensione internazionale.







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