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Iran, Putin a Khamenei: avanti relazioni strategiche tra Russia e Teheran

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(Shutterstock) Beirut – Cresce la tensione politica e militare in Medio Oriente, mentre in Libano si riaccende il confronto tra istituzioni e Hezbollah sul rapporto con Israele. Il presidente libanese Joseph Aoun ha ribadito pubblicamente di non voler accettare “un accordo umiliante” con lo Stato ebraico, intervenendo indirettamente su X dopo le critiche del segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, che aveva contestato i contatti negoziali diretti e chiesto l’interruzione di ogni dialogo.

Sul terreno, la situazione resta altamente instabile. La tregua recentemente riaffermata appare sempre più fragile, con una nuova escalation di attacchi reciproci tra l’esercito israeliano (Idf) ed Hezbollah, movimento filo-iraniano radicato nel sud del Libano. Gli scontri alimentano timori di un ulteriore allargamento del conflitto.

Parallelamente, si registrano movimenti anche sul fronte diplomatico tra Teheran e Washington. Secondo quanto riportato da Axios, l’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una nuova proposta che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e solo in una fase successiva l’avvio di colloqui sul programma nucleare iraniano. La proposta punterebbe alla de-escalation della crisi legata allo stretto strategico e alla revoca del blocco economico.

Sul piano religioso e umanitario, il cardinale di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha diffuso una lettera pastorale in cui richiama la complessità del conflitto, sottolineando come “il dolore è di tutti”, ma evidenziando al contempo la differenza tra chi detiene il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato.

Nel frattempo, dal fronte politico internazionale arrivano dichiarazioni contrastanti. Il presidente statunitense Donald Trump, intervistato da Fox News, ha affermato di ritenere imminente la fine della guerra con l’Iran, auspicando un atteggiamento “smart” da parte di Teheran. Di segno opposto la posizione del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha ribadito al premier pakistano Shehbaz Sharif – in un contesto di mediazione insieme all’Oman – la contrarietà a “negoziati imposti sotto minacce”, chiedendo agli Stati Uniti di rimuovere gli ostacoli prima di qualsiasi trattativa.

Il quadro resta dunque fluido, tra segnali di apertura diplomatica e un contesto regionale ancora segnato da forte instabilità e rischio di ulteriore escalation.

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