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Medio Oriente, Trump minaccia Teheran: “Attaccheremo l’Iran molto duramente”. Scambio di raid e tensione alle stelle

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(Shutterstock) Sale ulteriormente la tensione in Medio Oriente dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha annunciato possibili nuove azioni militari contro l’Iran. Dallo Studio Ovale, il leader statunitense ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a colpire Teheran “in maniera molto forte”, mentre da Washington emergono indiscrezioni su una riunione nella Situation Room per valutare un’operazione militare mirata.

Secondo fonti americane, nelle ultime ore le forze statunitensi hanno già condotto almeno tre attacchi contro sistemi di difesa aerea, radar e infrastrutture militari iraniane, colpendo anche basi navali e postazioni di artiglieria. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha parlato di raid “potenti e netti” contro obiettivi strategici, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la posizione negoziale degli Stati Uniti.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha lanciato droni contro una base militare americana in Bahrein e ha minacciato ulteriori azioni qualora l’offensiva dovesse proseguire. In una nota ufficiale, il Comando centrale di Khatam al-Anbiya ha avvertito che “l’aggressione degli Stati Uniti” potrebbe provocare attacchi “più gravi e diffusi” contro interessi e obiettivi americani nella regione.

Nel frattempo continua anche il fronte israelo-libanese, con Israele impegnato in nuove operazioni militari nel sud del Libano nonostante gli avvertimenti arrivati da Teheran.

Trump ha inoltre attaccato duramente la leadership iraniana: “L’Iran è solo chiacchiere e niente fatti. Il bullo del Medio Oriente è morto. Hanno impiegato troppo tempo per negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora dovranno pagarne il prezzo”, ha dichiarato.

La comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione agli sviluppi della crisi. La Cina ha invitato tutte le parti a evitare ulteriori escalation, esortando alla moderazione e al dialogo per scongiurare un allargamento del conflitto che potrebbe destabilizzare l’intera regione.

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