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Iran, Pezeshkian sfida le pressioni Usa: “Non ci arrenderemo mai”. Tensione nello Stretto di Hormuz

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Il presidente iraniano: “L’obiettivo del nemico era il collasso dell’Iran, ma non è accaduto”. Teheran minaccia i Paesi che aderiranno alle nuove sanzioni americane. Oltre 40 petroliere transitano intanto a Hormuz attraverso il canale meridionale

Teheran, 24 agosto 2026 – «L’obiettivo del nemico era il collasso dell’Iran, ma questo non è accaduto. Chiudono le strade, negoziano con i governi musulmani affinché non facciano alcun accordo con l’Iran per farlo arrendere, ma noi non ci arrenderemo mai».

È il messaggio lanciato dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian in occasione della Settimana del Governo, in un discorso citato dall’agenzia Mehr. Le parole del presidente arrivano mentre resta altissima la tensione tra Teheran e Washington e prosegue il confronto sulle sanzioni e sul controllo delle rotte energetiche del Golfo.

La leadership iraniana continua dunque a respingere l’ipotesi di una capitolazione, nonostante la crescente pressione economica. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito le nuove sanzioni minacciate dagli Stati Uniti un segnale di «disperazione», mentre Pezeshkian ha più volte sostenuto la necessità di una soluzione diplomatica.

Iran: “Chi aderisce alle sanzioni sarà considerato nemico”

Sul fronte economico e diplomatico, Teheran ha alzato ulteriormente i toni. Il nuovo capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha avvertito che i Paesi che parteciperanno alle misure economiche americane contro l’Iran saranno considerati “nemici”.

La minaccia arriva mentre gli Stati Uniti preparano un nuovo pacchetto di sanzioni con l’obiettivo di aumentare la pressione sull’economia iraniana. Washington punta anche a ottenere concessioni da Teheran sul programma nucleare e sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Riflettori puntati su Hormuz

Resta centrale anche la situazione dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di petrolio e gas.

Il traffico commerciale attraverso il passaggio strategico è crollato rispetto ai livelli precedenti al conflitto. Secondo i dati della UK Maritime Trade Operations, nella settimana terminata il 7 agosto sono stati registrati appena 21 transiti in ingresso e 18 in uscita, pari a circa il 4% della media precedente al conflitto.

Parallelamente, però, continuano a transitare alcune petroliere attraverso il canale meridionale dello Stretto, mentre i Paesi del Golfo stanno valutando rotte alternative per ridurre la dipendenza da Hormuz.

Macron riceve Mohammed bin Salman

In questo quadro si inserisce anche la visita a Parigi del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, atteso domenica nella capitale francese per un incontro con il presidente Emmanuel Macron.

La visita, della durata di due giorni, sarà dedicata ai rapporti bilaterali e ai principali dossier regionali. Al centro dei colloqui ci saranno anche le conseguenze della crisi nello Stretto di Hormuz e la necessità di individuare alternative alle rotte commerciali ed energetiche attualmente condizionate dal conflitto.

Macron e Mohammed bin Salman parteciperanno inoltre alla cerimonia di chiusura della Coppa del Mondo di Esports, ospitata per la prima volta fuori dall’Arabia Saudita.

Il quadro resta dunque estremamente delicato: da una parte Teheran ribadisce di non voler cedere alle pressioni e minaccia conseguenze per chi aderirà alle sanzioni; dall’altra Stati Uniti e alleati cercano di aumentare la pressione economica e diplomatica, mentre i Paesi del Golfo accelerano la ricerca di alternative per garantire la sicurezza dei commerci e delle forniture energetiche.

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