È alta la tensione in Medio Oriente, dove nelle ultime ore si sono registrati nuovi attacchi contro obiettivi in Arabia Saudita, mentre resta critica la sicurezza della navigazione nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el-Mandeb.
La base aerea di Ta’if, in Arabia Saudita, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, è stata colpita nella notte da diversi attacchi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha fatto sapere che un velivolo F-2000 italiano, un Eurofighter, è stato colpito mentre si trovava all’interno della base, in un’area decentrata. Nessun militare italiano è rimasto coinvolto e, secondo quanto riferito dal ministro, non si registrano altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal personale italiano.
La situazione nella regione rimane particolarmente delicata. Nella notte una forte esplosione è stata avvertita anche a Riad, dopo l’allarme diramato alla popolazione dalla protezione civile saudita. L’agenzia iraniana Tasnim, citando fonti saudite, ha riferito di possibili disagi e problemi ai sistemi di navigazione dell’aeroporto internazionale di Riad in seguito a un attacco. Si tratta di informazioni provenienti da fonti di parte e non tutte risultano al momento indipendentemente confermate.
Sul fronte marittimo, è ripresa l’attività dell’operazione europea Aspides. La fregata italiana Carlo Bergamini ha accompagnato il mercantile italiano Jolly Oro, della compagnia Ignazio Messina & C., durante il transito dello Stretto di Bab el-Mandeb in direzione nord. L’attività rientra nei compiti della missione europea, impegnata nella protezione della navigazione commerciale nell’area.
Proprio sulla sicurezza del traffico marittimo, Crosetto ha chiesto all’Alto rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas un potenziamento della missione Aspides attraverso un maggiore contributo navale degli altri Paesi europei. L’Italia ha inoltre segnalato la necessità di rafforzare la presenza militare nell’area, considerata strategica per i traffici commerciali tra Asia ed Europa.
Intanto, sul piano diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riferito che sono in corso contatti con gli Houthi. «Stiamo parlando con gli Houthi, vogliono vedere se possiamo fare un accordo», ha dichiarato Trump, lasciando aperta la possibilità di un’intesa mentre proseguono le tensioni regionali.
A preoccupare, parallelamente agli sviluppi militari, è anche un episodio che riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività di intelligence statunitensi. Secondo quanto riferito da fonti citate dalla stampa americana, nella primavera scorsa, durante la guerra con l’Iran, un rapporto di intelligence elaborato con l’ausilio dell’IA avrebbe erroneamente indicato che una nave cinese in Medio Oriente trasportava componenti destinati a un programma di armi nucleari.
Sulla base di quella valutazione, l’esercito statunitense avrebbe iniziato a preparare un’operazione per intercettare e abbordare la nave, predisponendo anche il supporto aereo. Prima che l’operazione ricevesse il via libera, però, un’ulteriore verifica avrebbe permesso di scoprire che il rapporto conteneva un errore: il sistema di IA aveva identificato in modo errato il materiale trasportato dalla nave.
L’episodio, secondo le ricostruzioni pubblicate negli Stati Uniti, avrebbe quindi rischiato di provocare uno scontro diretto con la Cina. Il caso riaccende il dibattito sull’impiego dell’intelligenza artificiale nelle attività militari e di intelligence, soprattutto quando le informazioni generate o elaborate dai sistemi automatizzati possono contribuire a decisioni operative ad altissimo rischio.






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