(Pixabay) Le forze armate statunitensi hanno avviato l’operazione Hawkeye Strike (“Occhio di falco”), colpendo oltre 70 obiettivi dello Stato islamico in Siria, in risposta all’attacco di Palmira del 13 dicembre, nel quale erano stati uccisi tre cittadini americani. Il presidente Donald Trump ha definito l’azione una “ritorsione molto seria”, sottolineando che chi attacca gli Stati Uniti “sarà colpito più duramente che mai”.
Secondo quanto riferito dal Centcom, l’operazione ha interessato diverse località della Siria centrale e ha impiegato caccia, elicotteri d’attacco e artiglieria, con oltre 100 munizioni di precisione utilizzate contro infrastrutture e depositi di armi del gruppo jihadista. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, ha precisato in un post su X che anche le Forze armate giordane hanno fornito supporto con jet da combattimento.
Il capo dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman, ha riferito che almeno cinque membri dell’Isis, tra cui il leader di una cellula, sarebbero stati uccisi durante gli attacchi nella provincia di Deir Ezzor, nella Siria orientale. Secondo Washington, l’attacco a Palmira era stato compiuto da un singolo militante dell’Isis. Gli Stati Uniti hanno inoltre informato in anticipo Israele dei raid, come riportato da un funzionario dell’amministrazione Trump ad Axios.
La reazione di Damasco
Il ministero degli Esteri siriano, commentando gli attacchi, ha ribadito “il fermo impegno a combattere lo Stato islamico e a garantire che non vi siano rifugi sicuri sul territorio siriano”. Damasco ha inoltre invitato gli Stati Uniti e gli altri membri della coalizione internazionale a sostenere questi sforzi, contribuendo così alla protezione dei civili e al ripristino della sicurezza e della stabilità nella regione.
L’operazione Hawkeye Strike rappresenta l’ultimo episodio della continua pressione militare statunitense sull’Isis in Siria, con l’obiettivo dichiarato di prevenire ulteriori attacchi contro cittadini americani e partner regionali.







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