Teheran, 14 gennaio 2026 – Il Pentagono ha messo sul tavolo varie opzioni per colpire l’Iran, ma qualsiasi attacco richiederà almeno qualche giorno e potrebbe scatenare una pesante rappresaglia da parte di Teheran. Secondo quanto riportato dal New York Times, le operazioni potrebbero mirare al programma nucleare iraniano, oppure assumere la forma di attacchi informatici o azioni contro l’apparato di sicurezza interno, impegnato in una violenta repressione delle proteste.
Intanto, le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno compiuto irruzioni nelle case delle famiglie delle persone uccise durante le manifestazioni a Teheran. Gli agenti hanno sparato, lanciato insulti e saccheggiato abitazioni, mentre il blackout di internet prosegue e durerà almeno due settimane, secondo l’agenzia ufficiale Fars.
Teheran ha avvertito i Paesi vicini che colpirà eventuali basi statunitensi come rappresaglia in caso di attacchi. Gli Stati Uniti, in via precauzionale, hanno già trasferito parte del personale della base di Al Udeid, in Qatar, secondo quanto riferito dalla CNN.
Sul fronte politico internazionale, Donald Trump ha esortato gli iraniani a continuare le proteste e a “prendere il controllo delle istituzioni”, promettendo aiuti immediati. “Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani, l’aiuto è in arrivo”, ha dichiarato il presidente statunitense.
In Europa, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha convocato una riunione straordinaria per fare il punto sulla sicurezza dei cittadini italiani in Iran: “La situazione ci preoccupa moltissimo”, ha spiegato.
Il bilancio delle vittime continua a salire: secondo Iran International, sarebbero almeno 12.000 i morti, molti dei quali sotto i 30 anni, mentre il regime conferma 3.000 decessi, inclusi agenti di sicurezza.
La situazione resta estremamente tesa, con il rischio di escalation internazionale e una crisi interna che continua a mietere vittime tra i civili.







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