Si alza ulteriormente il livello dello scontro tra Stati Uniti e Iran, con il presidente americano Donald Trump che afferma di attendersi “nelle prossime ore” una risposta di Teheran alla proposta di accordo di pace sul dossier mediorientale. Trump ha inoltre lanciato un avvertimento diretto: “Accordo subito o colpiremo con più violenza”, segnando un nuovo irrigidimento della posizione americana.
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito in una telefonata con il collega turco Hakan Fidan la richiesta che Washington “ponga fine alle richieste eccessive e alle aggressioni illegali”, chiedendo di favorire il percorso negoziale. Un messaggio che conferma la distanza ancora ampia tra le parti, nonostante i tentativi di mediazione in corso.
Nel frattempo, la crisi nell’area dello Stretto di Hormuz continua ad alimentare tensioni internazionali. Nel Golfo di Oman si registrano nuovi sviluppi con il presunto danneggiamento di due petroliere iraniane vuote, che avrebbero tentato di forzare il blocco navale statunitense. L’episodio si inserisce in un quadro già altamente instabile, con il rischio di un’ulteriore escalation militare nella regione.
Sul piano diplomatico europeo, a Roma si è svolto un confronto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il segretario di Stato americano Marco Rubio. Il colloquio, durato circa un’ora e mezza, ha affrontato la crisi in Medio Oriente, la situazione nello Stretto di Hormuz, il Libano e il conflitto in Ucraina. Entrambe le parti hanno definito il dialogo “franco ma costruttivo”, pur evidenziando divergenze su alcuni dossier strategici.
Rubio ha ribadito il sostegno degli Stati Uniti alla Nato, criticando al tempo stesso alcuni alleati europei per limitazioni operative legate all’utilizzo delle basi militari. Ha inoltre sottolineato che eventuali decisioni sul ridimensionamento della presenza militare americana in Europa restano prerogativa del presidente Trump.
Il quadro complessivo resta dunque segnato da forte instabilità geopolitica, con la diplomazia ancora in campo ma con margini di compromesso sempre più ridotti.






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