Calì – È salito a oltre 250 il bilancio delle vittime del devastante terremoto che ha colpito la Colombia occidentale. I soccorritori continuano a scavare tra le macerie alla ricerca di persone ancora vive, mentre nelle aree maggiormente colpite si contano migliaia di edifici danneggiati e gravi interruzioni dei servizi essenziali.
Il sisma, di magnitudo 7.4, ha colpito soprattutto la Regione del Caffè, provocando crolli e danni a abitazioni, scuole, ospedali e altre strutture. Tra i centri più colpiti ci sono Cali e Pereira.
Due donne estratte vive dalle macerie
Nelle ultime ore sono arrivate anche notizie che alimentano la speranza. Dopo il salvataggio di una giovane a Cali, una seconda donna, Daniela Largo, 32 anni, è stata estratta viva nella notte a Pereira dopo essere rimasta 36 ore sotto le macerie.
A Cali, il crollo di alcuni piani di un ospedale ha inoltre intrappolato diversi pazienti, mentre circa 600 persone sono state assistite in strada.
Secondo una prima stima dell’Onu, sono circa 5.000 le abitazioni danneggiate, mentre decine di edifici sono crollati. In diverse zone risultano interrotti i servizi di elettricità, acqua, comunicazioni e assistenza sanitaria.
Il Papa: «Vicinanza ai fratelli e alle sorelle colombiani»
Anche Papa Leone XIV ha espresso la propria vicinanza alla popolazione colpita durante l’udienza generale nella Basilica di San Pietro.
Il Pontefice ha assicurato le proprie preghiere per le vittime, per i loro familiari e per tutte le persone coinvolte nella tragedia, ringraziando inoltre quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso e assistenza.
Oltre 1,3 miliardi di dollari di aiuti
La Colombia ha ricevuto proposte di aiuti internazionali per un valore complessivo superiore a 1,3 miliardi di dollari. Lo ha annunciato il vicepresidente José Manuel Restrepo, spiegando che le risorse saranno destinate all’emergenza e alla successiva ricostruzione.
Tra i Paesi che hanno offerto squadre di soccorso e aiuti umanitari, finanziari e materiali figurano Stati Uniti, Svezia, Turchia, El Salvador, Giappone, Messico, Ecuador, Brasile e Svizzera.
Colpite oltre 68mila persone delle comunità indigene
Particolarmente pesante anche l’impatto sulle popolazioni indigene. Secondo una prima stima dell’Organizzazione nazionale indigena della Colombia, oltre 68.500 indigeni sono stati direttamente colpiti dal terremoto nei dipartimenti di Caldas, Chocó, Quindío, Risaralda e Valle del Cauca.
Sono state segnalate migliaia di abitazioni danneggiate e un elevato rischio di frane nelle aree montuose. La Onic ha inoltre riferito di 2.581 abitazioni gravemente danneggiate e di 5.954 persone direttamente colpite nelle 46 comunità che hanno registrato un’intensità sismica di VI grado sulla scala Mercalli.
Riaperti alcuni aeroporti, Pereira ancora limitato
Sul fronte dei collegamenti, l’Aeronautica Civile colombiana ha confermato la riapertura di diversi aeroporti.
Gli scali di Cali e Quibdó sono tornati a operare regolarmente, mentre Armenia, Buenaventura e Manizales hanno ripreso i voli commerciali con alcune limitazioni.
Resta invece sospeso il traffico passeggeri all’aeroporto Matecaña di Pereira, dove i danni alla pista e alla torre di controllo consentono soltanto voli di Stato e umanitari. Limitazioni analoghe interessano lo scalo di Cartago. Chiuso temporaneamente anche l’aeroporto di Popayán, ma in questo caso a causa delle ceneri del vulcano Puracé.
Paralizzate anche le esportazioni di caffè
Il terremoto rischia di avere pesanti conseguenze anche sull’economia colombiana. Frane e blocchi stradali hanno infatti interrotto diversi collegamenti verso il porto di Buenaventura, dal quale transita oltre il 60% dell’export internazionale.
La situazione è particolarmente delicata perché il sisma ha colpito proprio la Regione del Caffè, dove sono concentrati numerosi impianti di lavorazione e mulini.
Le difficoltà di trasporto stanno interessando anche le produzioni delle zone meno colpite, come Huila, Tolima, Cauca e Nariño, complicando il trasferimento del caffè verso gli altri principali porti colombiani.






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