Teheran – L’Iran ha proposto agli Stati Uniti un piano di sette giorni per fermare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente nuovi colloqui sul programma nucleare. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ai giornalisti a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. Secondo Araghchi, la proposta è stata trasmessa a Washington attraverso intermediari e Teheran sarebbe pronta ad attuarla se gli Stati Uniti daranno il via libera.
Il piano prevede che, una volta soddisfatte determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz venga riaperto al termine del settimo giorno e che riprendano i negoziati sul nucleare iraniano. Araghchi ha spiegato che la proposta riprende gli impegni contenuti nel memorandum d’intesa raggiunto da Stati Uniti e Iran a giugno e poi naufragato. Il ministro ha inoltre affermato che sarebbe preferibile arrivare a un’intesa prima delle elezioni di midterm negli Stati Uniti.
Sul conflitto è intervenuto anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che in un’intervista a Fox News ha sostenuto che spetta agli Stati Uniti decidere se porre fine alla guerra.
“Non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci”, ha affermato Pezeshkian, ribadendo che Teheran non vuole proseguire il conflitto e che “è l’America a dover scegliere se porvi fine o meno”. Il presidente iraniano ha inoltre ribadito la disponibilità a un accordo con Washington.
La crisi diplomatica e militare è al centro dei lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, dove nelle stesse ore è intervenuto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
All’ingresso di Netanyahu nell’aula dell’Assemblea generale, numerosi diplomatici hanno lasciato la sala in segno di protesta. Secondo una ricostruzione pubblicata oggi, delegazioni di almeno 77 Paesi hanno abbandonato l’aula durante l’intervento, mentre si sono levati anche cori a sostegno della Palestina.
Netanyahu ha reagito duramente al gesto: “Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato la sala, lo facciano subito”. Nel suo intervento ha inoltre difeso la decisione israeliana di colpire l’Iran, sostenendo: “Saremmo tutti morti se non avessimo attaccato l’Iran”.
Il confronto all’Onu si svolge dunque mentre Teheran mette sul tavolo una nuova proposta negoziale e Washington valuta le condizioni per un possibile percorso diplomatico, con lo Stretto di Hormuz e il programma nucleare iraniano tra i principali nodi della crisi.






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