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Tensioni in Minnesota: il Pentagono prepara 1.500 soldati, scontro istituzionale tra Trump e autorità locali

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Il Pentagono ha ordinato a circa 1.500 soldati in servizio attivo di prepararsi a un possibile dispiegamento in Minnesota, nel timore di un’escalation di violenze legate alle proteste contro le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). Lo riporta il Washington Post, citando funzionari della Difesa, secondo cui le unità militari sono state messe in stato di allerta per un eventuale intervento qualora la situazione nello Stato dovesse degenerare.

La decisione arriva dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha minacciato di ricorrere all’Insurrection Act nel caso in cui le autorità del Minnesota non riescano a impedire ai manifestanti di prendere di mira i funzionari federali dell’Ice. Una presa di posizione che ha immediatamente acceso lo scontro politico e istituzionale.

Durissima la reazione del sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, che ha definito “intimidatoria” la minaccia di schierare fino a 15.000 soldati nello Stato. “Sarebbe un atto anticostituzionale – ha dichiarato –. Non avrei mai pensato che potessimo essere invasi dal nostro stesso governo”. Secondo Frey, il possibile intervento militare rappresenterebbe un pericoloso precedente nei rapporti tra governo federale e amministrazioni locali.

Nel frattempo, il governatore del Minnesota Tim Walz ha annunciato la mobilitazione della Guardia nazionale per supportare le forze dell’ordine locali in vista delle manifestazioni previste a Minneapolis. “Siamo pronti a rispondere, anche se al momento non siamo ancora sulle strade”, ha fatto sapere la Guardia nazionale. Walz ha inoltre criticato duramente l’amministrazione federale per aver avviato un’indagine del Dipartimento di Giustizia nei suoi confronti, definendo l’uso del sistema giudiziario contro gli oppositori politici “una tattica autoritaria”.

Il governatore ha anche espresso forti perplessità sull’operato delle autorità federali in relazione all’uccisione di Renee Good, colpita da un agente dell’Ice. Walz e il sindaco Frey hanno lamentato di essere stati esclusi dalle indagini sull’episodio, sollevando dubbi sulla trasparenza dell’intervento federale.

A difesa dell’Ice è intervenuto direttamente il presidente Trump, che ha ribadito come l’agenzia stia “rimuovendo i criminali più violenti dal nostro Paese”. “Perché il Minnesota è contro tutto questo? – ha dichiarato –. Vogliono forse assassini e spacciatori nelle loro comunità?”. Trump ha inoltre sostenuto che tra i manifestanti vi siano “agitatori professionisti e anarchici”, accusando il governatore Walz e la deputata Ilhan Omar di essere concentrati su presunte frodi miliardarie anziché sulla sicurezza pubblica.

Sul fronte giudiziario, secondo quanto riportato da NBC, le autorità federali starebbero indagando sulla vedova di Renee Good, Becca Good, per verificare se abbia ostacolato l’azione dell’agente dell’Ice che ha poi aperto il fuoco. L’indagine si concentrerebbe anche su eventuali legami della donna con gruppi di attivisti.

Il clima resta quindi estremamente teso, con il rischio di un ulteriore inasprimento del confronto tra Washington e le istituzioni del Minnesota, mentre cresce la preoccupazione per le possibili ricadute sull’ordine pubblico e sui diritti costituzionali.

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