Si alza l’allerta per una possibile nuova migrazione di massa dal Marocco verso la Spagna nella notte tra il 14 e il 15 agosto. Dopo la precedente crisi del 30 luglio a Ceuta, quando migliaia di persone tentarono di raggiungere l’exclave spagnola, questa volta nel mirino potrebbe esserci Melilla.
L’allarme nasce da una campagna diffusa sui social che inciterebbe a una nuova partenza di massa per Ferragosto. L’allerta è stata rilanciata anche dai servizi di intelligence di diversi Paesi. Il Marocco ha quindi rafforzato i controlli alle frontiere.
«Non c’è posto in Spagna, né a Ceuta, né a Melilla, né in qualsiasi altra città spagnola per coloro che vogliono entrare in modo irregolare e in violazione della legge», ha dichiarato il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, assicurando che Madrid sta lavorando per prevenire una nuova crisi e sottolineando la collaborazione con Rabat.
La ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha ribadito che quanto accaduto a fine luglio «non deve ripetersi».
L’Italia mantiene i controlli
Sul fronte italiano resta alta l’attenzione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che la sospensione dell’accordo di Schengen con la Spagna sarà mantenuta almeno fino al 15 agosto, in attesa di verificare l’effettiva consistenza dell’allarme.
«Noi tuteliamo soltanto l’interesse del nostro territorio», ha spiegato Tajani, rispondendo alle critiche arrivate da Madrid.
È inoltre prevista l’audizione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi davanti al Comitato Schengen, convocato a Palazzo San Macuto, sul ripristino dei controlli alle frontiere.
La Danimarca: «Pronti a chiudere le frontiere»
L’allarme migratorio continua intanto a dominare il dibattito europeo. La premier danese Mette Frederiksen ha dichiarato in Parlamento che la Danimarca è «pronta a chiudere le frontiere nel caso di una nuova ondata migratoria».
Anche il tema dei trasferimenti dei migranti all’interno dell’Unione europea resta al centro delle tensioni. La Germania ha ribadito che le espulsioni verso l’Italia sulla base degli accordi di Dublino «si faranno come previsto», dicendosi sorpresa dalle divergenze emerse con Roma.
«Non credo che ci sia un problema con la Germania», ha replicato Tajani.
Il ministro ha però rilanciato la questione delle navi delle Ong che battono bandiera tedesca e che hanno fatto sbarcare migranti in Italia. Roma chiede che questo elemento venga considerato nella redistribuzione dei cosiddetti “dublinanti”, cioè le persone che, dopo essere entrate nell’Ue attraverso un primo Paese, presentano successivamente domanda d’asilo in un altro Stato membro.
Piantedosi ha parlato di una «discussione serena e proficua» con i colleghi tedeschi, ribadendo la necessità di trovare una soluzione di equilibrio.
L’ipotesi del centro per i rimpatri in Uganda
Nel frattempo, secondo quanto riferito da alcuni media greci, Germania, Grecia, Austria, Paesi Bassi e Danimarca starebbero valutando la creazione di un centro per i rimpatri in Uganda entro il 2027. Un incontro sul progetto sarebbe previsto il 4 settembre a Copenaghen.
Resta dunque alta la tensione sul fronte migratorio europeo, mentre i governi attendono di capire se l’allerta per la notte di Ferragosto porterà effettivamente a un nuovo tentativo di attraversamento delle frontiere spagnole.






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