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Medio Oriente, spiragli diplomatici: Trump, ‘Guerra quasi finita’

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Washington – Segnali di possibile de-escalation arrivano dallo scenario mediorientale, dove si aprono spiragli sia sul fronte iraniano sia su quello tra Israele e Libano. Dalla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso cauto ottimismo sulla possibilità di un’intesa complessiva nelle prossime settimane.

Secondo le ultime dichiarazioni, la fase di conflitto con l’Iran sarebbe “quasi finita” e un accordo entro fine mese viene considerato “possibile”, in vista della scadenza della tregua fissata al 21 aprile. Trump si è detto fiducioso sull’esito dei negoziati in corso con Teheran, pur mantenendo una linea di pressione militare e diplomatica.

In questo contesto, gli Stati Uniti hanno deciso l’invio di ulteriori 10.000 militari nella regione, una mossa interpretata come tentativo di rafforzare la deterrenza e accelerare un’intesa.

Parallelamente, si registrano sviluppi anche nei rapporti tra Israele e Libano, con la possibilità di colloqui diretti dopo decenni di assenza di contatti formali. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato l’avvio di negoziati, sottolineando come Israele stia conducendo operazioni contro Hezbollah e puntando a un obiettivo di “pace duratura attraverso la forza”.

Netanyahu ha indicato due priorità: lo smantellamento di Hezbollah e la stabilizzazione dei rapporti con il Libano, in un quadro negoziale definito storico per la durata dell’assenza di dialogo tra i due Paesi.

Sul fronte iraniano, fonti internazionali riferiscono di un ruolo crescente di mediatori regionali, tra cui interlocutori pakistani giunti a Teheran per favorire un possibile accordo. La Casa Bianca ha confermato un clima di ottimismo, pur escludendo al momento un’estensione formale del cessate il fuoco.

Tra le proposte emerse nei colloqui con l’Iran, anche l’ipotesi di garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto di Hormuz sul lato omanita, come misura di de-escalation commerciale e militare.

Nonostante i segnali diplomatici, la situazione resta fluida e altamente instabile, con negoziati ancora in fase preliminare e nessuna intesa definitiva raggiunta.

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