Washington – Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che il blocco dei porti iraniani nello Stretto di Hormuz resterà “pienamente in vigore” fino alla firma di un accordo con Teheran per la fine del conflitto. Le dichiarazioni del presidente statunitense arrivano in un momento in cui sul piano diplomatico si moltiplicano le indiscrezioni su possibili nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran, ipotizzati per il 5 giugno dopo un’intesa preliminare.
“Gli aspetti finali dell’accordo con l’Iran e i dettagli sono attualmente in fase di discussione e verranno annunciati a breve”, ha ribadito Trump al termine di una giornata di intensi contatti diplomatici. L’annuncio sarebbe seguito a un colloquio con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, definito “positivo” dalla Casa Bianca. Il presidente ha inoltre riferito di aver avuto interlocuzioni anche con diversi leader dei Paesi del Golfo, nel tentativo di consolidare il fronte negoziale nella regione.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, sul tavolo ci sarebbe una possibile tregua di 60 giorni, accompagnata da un pacchetto più ampio di misure che includerebbe la sospensione delle ostilità anche sul fronte libanese e lo sblocco di circa 25 miliardi di dollari in asset iraniani congelati. Tuttavia, fonti iraniane citate dai media internazionali ridimensionano le indiscrezioni, accusando Washington di propaganda e definendo le ricostruzioni “incomplete e incoerenti con la realtà”. Teheran ribadisce inoltre che non esistono impegni sul programma nucleare e che lo Stretto di Hormuz resta sotto pieno controllo iraniano.
Lo scenario resta altamente teso. Il blocco nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi per il transito globale del petrolio, continua a rappresentare un punto critico della crisi, con possibili ripercussioni sui mercati energetici e sulla stabilità dell’intera area mediorientale. L’assenza di un’intesa definitiva alimenta incertezza sulle prospettive diplomatiche e militari.
Nel frattempo, si registrano ulteriori sviluppi anche sul fronte umanitario e politico nel Mediterraneo. La Flotilla denuncia il rifiuto delle proprie delegazioni da parte delle autorità libiche, parlando di un irrigidimento del contesto regionale e di crescenti ostacoli all’attività degli attivisti internazionali.
In Europa, infine, la Francia ha deciso di vietare l’ingresso al ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, motivando la misura con comportamenti definiti “inqualificabili contro gli attivisti”. Una decisione che contribuisce ad alimentare ulteriormente le tensioni diplomatiche già in corso tra le principali capitali occidentali e il Medio Oriente.





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