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Libano, Israele e Stati Uniti firmano un accordo quadro a Washington: “È solo l’inizio dell’inizio”

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Libano, Israele e Stati Uniti hanno annunciato la firma di un accordo quadro al termine di un quinto round di negoziati diretti tenutosi a Washington. La cerimonia si è svolta alla presenza del Segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha definito l’intesa “solo l’inizio dell’inizio”, sottolineando come si tratti di un primo passo ancora complesso e non definitivo.

Secondo le prime informazioni trapelate, l’accordo prevede la creazione di due “zone pilota” da cui le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si ritirerebbero progressivamente, lasciando spazio all’esercito libanese. Le aree interessate sarebbero una a nord del fiume Litani e una nel sud del Paese. L’intesa includerebbe inoltre il riconoscimento reciproco della sovranità tra Libano e Israele, pur in un quadro ancora sperimentale e non completamente operativo.

Resta tuttavia una fase di forte incertezza sul piano attuativo: le forze israeliane dovrebbero mantenere il controllo della cosiddetta Linea Gialla e della zona cuscinetto, mentre ai residenti non sarebbe ancora consentito il ritorno nelle proprie abitazioni. Non è stata inoltre fissata una data per l’avvio del progetto pilota, poiché il piano prevede una fase preliminare di addestramento delle forze libanesi da parte degli Stati Uniti.

Sul piano politico, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito l’esito dei negoziati “un grande risultato”, sostenendo che la permanenza israeliana nell’area di sicurezza del Libano meridionale sarà mantenuta fino al disarmo di Hezbollah. Netanyahu ha inoltre parlato di un “duro colpo all’Iran”, interpretando l’intesa come un riequilibrio degli assetti regionali.

Di segno opposto la posizione di Hezbollah, che attraverso il parlamentare Hassan Fadlallah ha criticato duramente l’accordo, respingendo l’idea di negoziati diretti con Israele e avvertendo del rischio di “divisioni interne” e di una compromissione della sovranità libanese.

Più ottimista la lettura del presidente libanese Joseph Aoun, che ha definito l’accordo quadro “un primo passo per dare valore ai sacrifici del popolo libanese”, auspicando il ritorno degli sfollati e la ricostruzione delle aree colpite, nel quadro di una piena sovranità dello Stato.

Secondo le ricostruzioni dei media israeliani, il piano rappresenterebbe un possibile punto di svolta nei rapporti tra i due Paesi, includendo meccanismi di coordinamento tra le parti e la progressiva sostituzione delle forze israeliane con unità dell’esercito libanese nelle aree pilota. Restano tuttavia numerose incognite sulla tenuta politica e militare dell’intesa e sulla sua effettiva implementazione sul campo.

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